Nessun taglio ma un obiettivo: entro il 2009 creare una rete che migliori strutture e offerta. Cultura e turismo. Un "Piano di razionalizzazione e sviluppo" presentato dalla Giunta regionale in 55 pagine Legge e ordine nel mondo dei musei. Lo ha deciso martedì la giunta regionale, lo ha annunciato ieri l'assessore alla Cultura Elisabetta Pilia, presentando le 55 pagine di analisi, obiettivi e regole del Piano di razionalizzazione e sviluppo. Nel mirino della Regione - o per meglio dire nell'incubatrice, visto che l'obiettivo non è tanto tagliare i rami secchi quanto rinverdirli -ci sono i musei sardi che dipendono da enti locali. E non sono pochi: anche escludendo le strutture nazionali, sono ben 180 quelle che fanno capo agli amministratori isolani. Troppi, soprattutto se si considera che molti si assomigliano in modo impressionante («Per intenderci: in più della metà dei casi si tratta di musei etnografici») e spesso non hanno torme di visitatori, tutt'altro: «Al contrario, spesso non ci passano neppure i residenti, non solo i turisti. E non è un fenomeno così scontato o naturale: in molte altre zone d'Italia chi vive in un territorio spesso conosce i musei della sua zona»). Continuando a scorrere l'elenco delle malattie museali troviamo la distribuzione non equilibrata, la scarsità di figure professionali, l'assenza troppo frequente di iniziative espositive o didattiche. In sintesi estrema e brutale: troppi musei e troppo piccoli, non coordinati tra loro, spesso inerti, spessissimo disertati dai visitatori che a volte hanno - e non sempre a torto - l'impressione che "visto uno, visti tutti". E queste sono le ombre, ha aggiunto, la Pilia, ma ci sono anche le luci, a cominciare dalla ricchezza del patrimonio artistico, storico e archeologico custodito in queste strutture. Quanto alle terapie, nessun thatcherismo culturale: la Regione non condannerà a morte per asfissia finanziaria nessuno dei musei grandi o piccoli. A ciascuno però verrà chiesto di adeguarsi, in un periodo compreso tra il 2007 e il 2009, al raggiungimento di alcuni obiettivi, in modo che dalla situazione pulviscolare di oggi si passi a una rete organica e integrata. Una rete nella quale dovrebbero finire i turisti, che verrebbero invogliati a visitare le zone interne attraverso un circuito dei musei, con un biglietto unico («Un esempio che ci arriva dalla Campania, dove funziona egregiamente) e un unico marchio. Ovviamente non serve solo che le strutture si muovano secondo un unico piano, ma anche che l'offerta venga migliorata e che cresca il numero delle iniziative. La marcia - non lunga - verso la realizzazione di questo progetto ha come carburante i 25 milioni di euro che il Cipe dovrebbe mettere a disposizione della Regione. Quanto al percorso, la Pilia lo ha scandito in sei tappe. Intanto la realizzazione della rete museale, o della sua intelaiatura, anche attraverso una strategia dì comunicazione e promozione. Per questo passaggio un appuntamento chiave è l'incontro romano di settembre per l'accordo dì programma quadro con il ministero della Cultura. Vanno poi definiti ì "requisiti minimi di qualità" che i musei devono avere. «Non vogliamo fare terrorismo - ha aggiunto l'assessore -né creare un clima di tensione: i tempi per raggiungere i requisiti sono ragionevoli». Insieme alla definizione di queste caratteristiche (che spaziano dall'assetto finanziario delle strutture ai rapporti con il territorio, e sono previste in un decreto ministeriale del 2001 che finora non era stato recepito dalla Regione) andrà definita una procedura di riconoscimento regionale dei musei e delle raccolte museali, una sorta di certificazione. Un altro tema importante riguarda l'aggiornamento e la formazione del personale, oggi non sempre qualificato al meglio. Già il Por prevede la creazione di nuove professionalità, e a queste iniziative si affianca il progetto di una scuola di alta formazione per restauratori nella borgata sassarese dì Li Punti. La road map disegnata dalla giunta prevede anche sei nuovi musei, a dimostrazione del fatto che non è tanto la riduzione del pur folto numero l'obiettivo principale, ma un diverso e più organico funzionamento. Il quinto passo sono le regole, con una legge organica («La prima in questo settore») che definisca poteri e compiti della Regione in questo campo, e in particolare ne evidenzi il ruolo da direttore d'orchestra del sistema museale locale. Il sesto e ultimo punto focalizzato dal piano d'intervento approvato dall'esecutivo regionale è la sperimentazione dei distretti culturali, che il documento presentato ieri vuole «rivolti a far emergere le potenzialità delle aree interessate». I1 modello questa volta non è la Campania o un'altra regione italiana, ma aree europee che hanno già sperimentato con successo questa formula: la Galizia, per esempio, ma anche la Scozia. Vale a dire «regioni che hanno in comune con la nostra un basso livello di sviluppo economico ma anche e soprattutto una forte identità culturale».
Così ti valorizzo i 180 musei sardi
La Giunta regionale ha presentato un piano di razionalizzazione e sviluppo dei musei sardi, che prevede la creazione di una rete organica e integrata. Il piano mira a migliorare l'offerta e a aumentare il numero di visitatori, e prevede la definizione di requisiti minimi di qualità per i musei. La Regione non intende condannare a morte per asfissia finanziaria nessuno dei musei, ma chiede loro di adeguarsi ai nuovi obiettivi entro il 2009. Il piano prevede anche la sperimentazione dei distretti culturali, ispirati a modelli europei come la Galizia e la Scozia. La Regione ha 25 milioni di euro a disposizione per la realizzazione del piano.
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