Guido Donatone Presidente Italia Nostra Napoli Caro direttore, il sindaco metropolitano de Magistris sembra massimamente impegnato a fare la faccia dura con il presidente della Regione fino a violare il codice di comportamento istituzionale invece di prendere iniziative politico-amministrative per lanciare un organico disegno di sviluppo per Napoli e la sua area di influenza; obiettivo per cui la Città metropolitana si prefigurava come segnalato nel pubblico «Rapporto 2015 sulla questione napoletana» di Italia Nostra uno strumento irrinunciabile. Il ritardo strutturale di Napoli metropolitana invoca un forte impegno di carattere strategico, ma sotto tale aspetto si coglie l'inadeguatezza, per temperamento e visione culturale, del sindaco, che al contrario ha promosso tra l'altro l'insensata alterazione paesaggistica del grottesco NAlbero-tubolare-Cuccagna sul suggestivo (una volta) lungomare della città, dopo aver lasciato insabbiare l'iniziativa di Italia Nostra e dell'ex assessore De Falco della richiesta al Mibact di apporre il vincolo paesaggistico, ai sensi del codice dei Beni Culturali, sul centro storico-Unesco di Napoli. Un provvedimento che lo avrebbe messo a riparo da ulteriori scempi edilizi. È allarmante poi la notizia che la giunta comunale, per riequilibrare i conti del bilancio dissestato, intenda vendere persino lo smisurato edificio dell'Albergo dei Poveri, un monumento che in una città come Milano avrebbe costituito lo spunto per organizzare una apposita Expo. Ci domandiamo allora perché il sindaco in questa drammatica situazione, nell'interesse della città, non faccia un passo avanti dedicandosi all' attività politica capeggiando il movimento Dema in vista delle elezioni politiche, e lasciando il Comune dissestato alle decisioni del governo per il suo risanamento finanziario. Allo stato, con l'ostilità che si è procurato nei suoi confronti anche da parte della Regione, non è realisticamente possibile chiedere una Legge SalvaNapoli. È da aggiungere che è preoccupante anche la situazione in cui versa il Museo Civico Filangieri: il Comune non versa i dovuti contributi da circa tre anni, e il direttore Gianpaolo Leonetti ha minacciato all'assessore alla cultura Daniele di gettare la spugna e dimettersi. Purtroppo ne consegue l'effetto domino: il consiglio direttivo si vede infatti ormai costretto a mettere in vendita la assai dissestata, anzi pericolante, Villa Livia, donata al Museo ma priva dei fondi di dotazione per la sua gestione. Anni orsono siamo intervenuti facendo apporre i vincoli sulla Villa e sui beni mobili di rilevante interesse artistico. Italia Nostra vede con favore l'interessamento del Fai alla gestione della Villa, ma è bene uscire dagli equivoci. Abbiamo effettuato un sopralluogo: oltre la spesa di 13 milioni di euro per l'acquisto l'eventuale sponsor deve sapere che sono necessari almeno altri 2 milioni per il consolidamento statico e il restauro della Villa. Inoltre il Fai chiede anche i fondi di dotazione per gestirla dopo il restauro. Comunque, di fronte alla situazione del Comune, vicino al dissesto, si può solo condizionare d'accordo con il direttore Leonetti la sua vendita a un ente o a un privato illuminato che si impegni al restauro conservativo della villa patrizia (secondo Leonetti il Pio Monte della Misericordia potrebbe ospitare una Sala Montalto con tutti i dipinti e gli arredi significativi, in memoria dei benemeriti donatori).