Stop all'ipotesi di cessione degli spazi al museo Più di quattro ore di discussione non sono servite. Il Consiglio accademico di Brera ha detto «no» all'unanimità alla bozza di protocollo presentata ieri dalla presidente Livia Pomodoro, che sta cercando invece di convincere i professori ad approvare l'ipotesi di accordo con Roma e la Pinacoteca per sbloccare finalmente, dopo tanto tempo, i trenta milioni di finanziamenti statali stanziati per la Grande Brera. Davanti ai docenti riuniti (che avevano ipotizzato persino di sfiduciarla, se avesse voluto firmare quel protocollo senza il loro consenso), ieri Pomodoro ha detto che si atterrà a quanto deciso dal Consiglio. Poi ha lasciato l'aula, come aveva fatto anche l'ex presidente Marco Galateri di Genola, mentre è rimasto dentro il direttore Franco Marrocco. A quel punto i professori, chiamati a votare, hanno tutti bocciato il testo rifiutando quindi le condizioni che il ministero dei Beni e delle attività culturali aveva posto come tassative per erogare i contributi. E adesso? La riunione, ancora interlocutoria e senza strappi, sembra riportare all'impasse. Gli insegnanti hanno detto «no», in particolare, alla cessione delle aule 39, 40 e 41 - che secondo le richieste di Roma dovevano avvenire presto, «all'approvazione del progetto», per fare posto ad un grande ascensore, anche per disabili, di cui la Pinacoteca ha peraltro urgente bisogno. «Si riparte dalla bozza di protocollo formulata in novembre, quando il ministero della Difesa aveva fatto sapere che ci destinava la caserma XXIV Maggio invece della Mascheroni», riferiscono varie fonti presenti al Consiglio accademico, in attesa che il verbale ufficiale della riunione venga redatto. Quattro mesi fa le linee guida sancivano che l'Accademia avrebbe ceduto spazi alla Pinacoteca solo quando se ne fossero liberati di analoghi in caserma. Il problema è che allora, a Roma, quella formula non era bastata. Pare impossibile che ancora non si sia arrivati ad un ragionevole accordo, è passato tanto tempo: la convenzione del 2008 è scaduta alla fine del 2015. Siamo alla metà del 2017, il rischio è di perdere davvero l'occasione storica dei contributi statali messi a disposizione dal Cipe (30 milioni di euro per gli interventi sul comprensorio militare e altri dieci per i cantieri a Brera e Palazzo Citterio). In questi mesi le trattative sono state serrate, con Pomodoro che ha preso il testimone da Galateri di Genola. Ieri anche gli studenti hanno voluto far sentire la loro: con striscioni («No al trasferimento», «no alla cessione di aule») e una lettera protocollata, che hanno letto a Livia Pomodoro. C'era scritto quello che a novembre la presidente neoeletta (all'epoca ancora non in carica e dunque in gran parte ignara delle problematiche) aveva detto: «Prendo ufficialmente l'impegno, nessuno si sposterà da Brera () ragioniamo per mantenere qui le scuole e gli insegnamenti». In realtà un'allocazione diversa non è più procrastinabile. Accademia e Pinacoteca convivono, ma entrambe hanno bisogno di spazio. La prima, ormai con 400 docenti e quattromila studenti non può fare a meno di un campus ampio e moderno, unitario. Mentre la Pinacoteca è concentrata nell'attirare nuovi visitatori e per essere all'altezza delle sue opere deve guadagnare spazi per nuovi servizi.