Da Piazza San Marco alla Fontana di Trevi,la proposta di Franceschini divide. Sgarbi: tutele giuste. Daverio: no ai tornelli Piazza San Marco e Fontana di Trevi: in questi e altri luoghi simbolo «non si può mettere un ticket, ma servono regolatori di accesso. Saranno necessari prima o poi». Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ipotizza una sorta di «numero chiuso» per «tutelare i centri storici». Il problema è la gestione dei flussi turistici che a Roma superano i 40 milioni di presenze all'anno e a Venezia sfiorano i 30 milioni. Dati a confronto E che ci sia bisogno di rivedere il modello di promozione turistica del Paese, lo dimostrano i dati presentati al Forum di Confcommercio dove Franceschini ieri era ospite: nel 2016 in Italia sono arrivati quasi 56 milioni di stranieri, l'1 in più del 2015 e ben il 55 in più rispetto al 2001. Il dato si scontra però con due tendenze negative: il calo dei turisti italiani (-2 di arrivi) e le vacanze più brevi degli stranieri. Se nel 2001 un turista si fermava in media 4,1 giorni nel Belpaese (e spendeva 1.034 euro) oggi resta 3,6 giorni con un budget ben più basso: 661 euro (-36). Ed è per questo che secondo il ministro «bisogna puntare a un turismo d'eccellenza, quello che porta ricchezza e non al mordi e fuggi». A tal fine c'è bisogno di bisogno di far conoscere anche le bellezze «nascoste» del Paese. «Il Colosseo ha sei milioni di visitatori l'anno. Palazzo Venezia, che è a 600 metri di distanza, solo 50 mila» dice il ministro. Politica degli attrattori «L'analisi di Franceschini è giusta, se non fosse che da tempo il suo ministero ha puntato tutto sui grandi attrattori culturali attacca Tomaso Montanari, storico dell'arte e docente all'università Federico II di Napoli . Si è investito per lo più su grandi musei e monumenti che non hanno bisogno di nuovi arrivi, bensì di essere decongestionati. Oppure su eventi di massa come le domeniche gratis, per poi far tornare a pagare il biglietto agli over 65 che al museo ci vanno con i nipoti. Pensare adesso ai regolatori di flusso è una sconfitta». Politica, prima di tutto: «Esiste una gerarchia implicita che porta il potere ad associarsi ai luoghi più noti dell'immaginario collettivo sostiene Montanari . Il Paese dovrebbe andare in senso opposto: puntare sulla ricchezza diffusa, sullo sterminato patrimonio lontano dalle città d'arte. Ma per fare questo è necessario che tutto sia raggiungibile, che l'intero Paese sia reso percorribile». Franceschini ha anche parlato della necessità di fare il Ponte sullo Stretto: «Ancora grandi opere, figlie della stessa ratio ». «Fermare i barbari» Si schiera dalla parte del ministro invece Vittorio Sgarbi. «I nostri centri storici sono delicati e vanno tutelati. L'ho detto anche per il restauro della Scalinata di Trinità dei Monti. Ora dovremo capire in che modo si possano regolare i flussi». Troppi, secondo il critico d'arte, i casi di «intrusione selvaggia e incondizionata, una quotidiana calata di barbari pericolosa prima di tutto per le nostre opere d'arte. E che poi lascia sporcizia ovunque in luoghi che dovrebbero essere preservati come gioielli preziosi. Quello che è successo tempo fa alla Barcaccia di piazza di Spagna non è stata la devastazione, ma l'umiliazione dell'opera d'arte. Quella fontana assalita dagli hooligan è stata ridotta a un vespasiano davanti agli occhi del mondo». Il turismo slow Punta invece l'accento sulla promozione di itinerari alternativi Philippe Daverio: «Il Colosseo è bello, ma ancor più interessante è l'Arco di Tito se facciamo conoscere la sua storia ai turisti. Riuscire in questa missione sarebbe un regolatore di flussi ben più bello e proficuo di un tornello o di un biglietto», dice il critico d'arte. E poi propone la sua idea «di slow tourism» per Roma e le altre grandi città d'arte. E la spiega così: «Goethe quando venne a Roma quasi 350 anni fa non andò a vedere solo i monumenti da cartolina. Freud contemplò per ore il Mosè di Michelangelo e oggi, in quella stessa spettacolare chiesa di San Pietro in Vincoli, il turismo non è certo di massa. La funzione del ministero è proprio quella di rivolgere i riflettori (e i finanziamenti) in molteplici direzioni. Dobbiamo far capire ai turisti, già prima dell'inizio del viaggio, che qui c'è arte in ogni angolo».