Se il cartellone estivo di spettacoli in castello è in fase embrionale, l'allestimento del palco nella fossa viscontea è già previsto nei documenti allegati al bando di affidamento in concessione dei servizi di tutti i beni affidati alla Fondazione Brescia Musei. Chi si aggiudicherà il bando dovrà gestire caffetterie, biglietterie, pulizie e bookshop, ma anche allestire le grandi mostre previste a Santa Giulia (la prima sarà dedicata a Tiziano, poi l'archeologia e l'anno successivo il ritratto da Foppa a Ceruti), le mostre di arte contemporanea da Ferlinghetti a Gormley e Jan Fabre (per Mimmo Paladino non farà in tempo, la vernice è prevista ai primi di maggio) e le esposizioni nella Pinacoteca che riaprirà a fine anno. Un appalto da più di 30 milioni in otto anni che potrebbe interessare una unica società o una associazione temporanea d'impresa. Ipotesi probabile e prevista dal bando, anche perché spiega Luigi Di Corato, direttore di Brescia Musei «i livelli di qualità richiesti prevedono eccellenze in diversi ambiti». Direttore, perché il bando? «È un adempimento di legge, previsto anche dal nuovo accordo tra Brescia Musei e Loggia. Si stringe un contratto con un operatore economico che fa investimenti sui musei. Sono bandi già in uso nei musei dal 1993, oggi adeguati al nuovo codice degli appalti». Perché un unico bando e non diversi a seconda dei servizi? «Per Brescia Musei c'è un vantaggio organizzativo ad avere un unico interlocutore e per un operatore c'è più interesse economico a gestire tutte le piattaforme. Un conto è gestire solo la caffetteria dell'Eden, un conto è avere Eden, Santa Giulia, Pinacoteca, i food truck nello spazio del viridarium e in castello». C'è chi ritiene che, una volta entrato in campo il nuovo operatore, vengano meno molti scopi di Brescia Musei. «Al contrario, il bando segna la fine di una Brescia Musei ibrida. Il soggetto è partner, non sostituto. Il concessionario si occuperà della realizzazione pratica, la parte di progettazione e la sua cura scientifica restano in capo a Brescia Musei. La politica dà la regia generale e le linee guida della politica culturale, Brescia Musei ha il compito di tradurre in progetti queste linee guida e si rivolge al mercato per realizzare questi progetti. Il nuovo soggetto è chiamato a realizzare i contenuti, non a individuarli. In questo modo Brescia Musei si potrà concentrare sulla progettazione». Il personale che ora lavora nei musei che fine farà? «Il personale di Brescia Musei resterà in carico a Brescia Musei, tanto è vero che sta aumentando: abbiamo assunto a tempo indeterminato un responsabile dei servizi finanziari e il nuovo conservatore per il museo delle armi, e altre figure a tempo determinato. Per chi è dipendente delle società che oggi hanno in appalto i servizi, nel bando è prevista una clausola di salvataggio per non disperdere competenze». Il concessionario guadagnerà dalla vendita dei biglietti, ma abbiamo visto mostre anche molto belle non avere fila alla cassa. «Con le mostre finora realizzate abbiamo avuto il pubblico previsto nel loro business plan e siamo sempre andati in pari. Per le future al concessionario rimarrà una percentuale alta del biglietto, anche se a scalare, così sarà responsabilizzato ad aumentare il numero di visitatori al massimo. Poi la remunerazione dei servizi a rilevanza economica trainerà gli altri. Negli allegati al bando abbiamo dato descrizione dettagliata di tutta l'attività in modo da mettere gli operatori interessati nelle condizioni di capire la portata dell'impegno. Puntiamo all'equilibrio più vantaggioso tra mercato e progetto culturale. Da questo equilibrio verrà fuori la sostenibilità non solo economica ma anche culturale dell'operazione». È un bando appetibile, considerando che il concessionario dovrà sobbarcarsi anche impegni gravosi come il lancio della pinacoteca e la definizione del castello? «Se negli ultimi anni i musei bresciani sono passati da 93mila visitatori a oltre 200mila significa che Brescia è un mercato appetibile: la risposta sta nei numeri».