La Provincia ha concluso il restauro conservativo della facciata storica (prospiciente via Ciconi) dell'istituto professionale Ceconi di Udine (foto), prospetto sud della già scuola di arti e mestieri Giovanni da Udine. L'intervento (510 mila euro con fondi Bei) ha riguardato la rimozione e successiva installazione di nuovi serramenti in legno secondo le disposizioni della Soprintendenza ai beni culturali, il rifacimento di alcune sezioni degli intonaci, la pulizia e conservazione degli elementi in pietra artificiale, e alcuni interventi localizzati per il miglioramento del sistema di deflusso degli scarichi interni. I serramenti sono stati rifatti in analogia rispetto all'esistente valorizzando così l'estetica e rispettando la tipologia costruttiva. Il complesso e, in particolare, il fronte edilizio di via Ciconi è stato dichiarato di "Interesse culturale" con decreto del Ministero per i beni e le attività culturali del 22 settembre 2009. Questa parte, infatti, era stata realizzata su progetto dell'architetto Antonio Measso nel 1915 mentre è più recente la porzione di costruzione posta tra via Foscolo e via Manzoni. La facciata prospiciente la roggia risulta essere in gran parte realizzata in pietra artificiale ed alcune parti in conglomerato cementizio che si compongono insieme costituendo un corpo solidale. A detta degli esperti, la lavorazione attuata per ottenere le parti in pietra artificiale e il loro inserimento in fase costruttiva, costituiscono uno dei pochi esempi di notevole valore artistico-realizzativo presente a Udine. L'idea progettuale, di grande impatto visivo, si è sommata alla capacità di comporre in fase esecutiva i vari elementi che costituiscono la trama architettonica, attraverso una perizia esecutiva molto avanzata e raffinata. Oggi, alle 9.15, nell'aula magna di via Manzoni è in programma la cerimonia di fine lavori alla presenza del dirigente scolastico Giovanni Francois, del presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini e dell'assessore all'edilizia scolastica Carlo Teghil. Seguirà un convegno di studi organizzato in collaborazione con l'Ordine degli architetti della Provincia di Udine e la Soprintendenza del Fvg «Analisi, tecniche e materiali nel restauro conservativo». Apriranno i lavori il soprintendente Corrado Azzollini e il Rup del progetto, Sergio Contardo (servizio edilizia Provincia di Udine).di Giacomina Pellizzari I primi nodi sono già venuti al pettine. Il trasferimento delle scuole superiori all'Unione dei Comuni Friuli centrale presenta il conto: l'Uti approverà il bilancio a maggio e quindi non ha a disposizione i soldi per pagare gli stipendi ai 30 dipendenti che dall'1 aprile riceverà dalla Provincia. Nello stesso periodo non potrà sostenere neppure le spese di riparazione degli eventuali guasti nei 130 edifici dove, da Tarvisio a Lignano, gravitano circa 22 mila studenti. Detta in altri termine significa che, al momento, l'Uti non può pagare il personale e, tanto meno, l'intervento di riparazione se per caso si rompe un tubo in un qualsiasi istituto scolastico tra quelli ricevuti in dote da palazzo Belgrado. Siamo di fronte, insomma, ai consueti lacci e lacciuoli che rallentano l'avvio delle riforme. E così quella che doveva essere una visita di cortesia, per il presidente dell'Uti Friuli centrale Furio Honsell, si è trasformata in una richiesta di collaborazione istituzionale. Honsell, ieri, ha chiesto a Fontanini la disponibilità a pagare, fino all'approvazione del bilancio dell'Uti, le eventuali spese di manutenzione nelle scuole e gli stipendi dei tecnici che gestiscono i lavori. Ma il presidente leghista, da sempre contrario alle Uti, ha risposto picche: Giuridicamente - spiega - non possiamo coprire spese assunte da altri enti. La Regione ha disatteso il nostro invito e, ora, questo atteggiamento presenta il conto». Ieri, la giornata del presidente dell'Uti è iniziata prestissimo. Alle 9, Honsell ha incontrato i dirigenti scolastici di Udine, i quali non hanno mancato di presentargli una lunga lista di necessità. Raccolte le istanze dei presidi, il sindaco di Udine accompagnato dal segretario generale di palazzo D'Aronco, Carmine Cipriano, dall'assessore all'Istruzione Raffaella Basana, e dal dirigente dell'Uti Luigi Fantini, si è diretto in Provincia. «Sono andato a illustrare a Fontanini - chiarisce - l'accordo siglato lunedì, a dirgli cosa era successo e, per quanto riguarda gli aspetti contabili, gli ho proposto l'armonizzazione dei bilanci. Gli ho chiesto se la Provincia può continuare a pagare gli stipendi e le eventuali manutenzioni fino a quando non saranno perfezionati tutti i passaggi. Gli ho fatto questa proposta perché per legge alcune utenze restano ancora a carico della Provincia». Da una prima stima, solo per il personale, la Provincia dovrebbe tirar fuori una cifra che potrebbe oscillare tra 100 e 150 mila euro. Scontata la risposta di Fontanini che non vedendo l'ora di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, si è limitato a confermare la collaborazione garantendo la copertura fino al 30 giugno, delle spese telefoniche, di eventuali forniture, dei costi delle pulizie e delle polizze assicurative. «Altre voci - continua il presidente di palazzo Belgrado - non trovano spazio nel nostro bilancio. Noi, per il personale, abbiamo disponibilità fino al primo trimestre 2017, ovvero fino al 31 marzo proprio perché dall'1 aprile non saremo più responsabili della gestione. Giuridicamente non possiamo coprire spese assunte da altri enti». Fontanini ricorda, inoltre, che «queste criticità non si sarebbero verificate se la Regione avesse accolto la nostra richiesta di proroga della competenza fino al 31 agosto». Detto tutto ciò, il presidente di palazzo Belgrado prende tempo e resta in attesa della risposta del Tar sul ricorso che l'ente di piazza Patriarcato ha presentato contro la nomina del commissario per la stesura del Piano di subentro in materia di edilizia scolastica. Il verdetto dovrebbe arrivare il 7 maggio. «La Regione poteva prevedere una ulteriore deroga rispettando la legge costituzionale 12016 che legittima l'operatività della Provincia fino al 2018, e le istanze dei sette sindaci che chiedevano di posticipare il passaggio alla fine dell'anno scolastico. Solo in questo moto l'Uti sarebbe risultata immediatamente efficiente», insiste Fontanini secondo il quale «la Regione scarica la responsabilità ad altri senza metterli nelle condizioni di essere operativi». Fontanini fa notare, infine, che entro il 30 giugno la proprietà degli edifici scolastici dovrà passare ai Comuni i quali subentreranno nei contratti delle utenze e assicurativi. Stiamo parlando di un centinaio di plessi. «I Comuni sono pronti a tutto questo?», si chiede ancora il presidente di palazzo Belgrado.
Messaggero Veneto - Giornale del Friuli
24 Marzo 2017
UDINE - La riforma
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