I ministri passano da Uffizi a Palazzo Vecchio: a luglio apertura per tutti. Il maestro: tagli al sapere? Crimini Il privilegio ieri è stato tutto per loro: solo i ministri del G7 hanno attraversato il Corridoio Vasariano per raggiungere, da Palazzo Pitti, il Salone dei Cinquecento dove Riccardo Muti ha diretto l'Orchestra del Maggio. Per ora si diceva perché dal primo luglio il primo tratto del camminamento, quello tra Palazzo Vecchio e Uffizi, sarà aperto al pubblico che potrà entrare facendo un doppio biglietto o utilizzando la Firenze Card. Bisognerà aspettare il 2018 perché anche la seconda tranche, dagli Uffizi a Pitti e Boboli, sia accessibile ai turisti. Propria quella che ieri ha più impressionato i sette ministri della Cultura ospiti a Firenze per stilare la carta che dovrà fare da vademecum per tutelare il patrimonio a rischio e creare un dialogo di pace tra i popoli in nome della cultura e del sapere. Sono stati accompagnati da Eike Schmidt in questo magico Percorso del Principe. Si sono fermati più volte, anche su Santa Felicita. «Hanno voluto fare dei selfie davanti all'Alessandro Morente racconta il direttore degli Uffizi hanno visto autoritratti famosi come quello di Angelica Kauffman, ma ciò che li ha colpiti di più è stata la visione del tramonto dalle finestre del Corridoio su Ponte Vecchio. E naturalmente la sala Botticelli dove li abbiamo portati e d'altro canto non potevamo fare altrimenti». La maggior parte di loro non ha visto il restauro dell'Adorazione dei Magi di Leonardo ma alcuni torneranno stamani al museo per non arrivare tardi al concerto di Muti in Palazzo Vecchio iniziato poco dopo le 20 quando erano già arrivati il premier Paolo Gentiloni, che ha definito Firenze «più che mai capitale mondiale della cultura» nel libro degli ospiti di Palazzo Vecchio, e il sottosegretario Maria Elena Boschi. Sotto gli affreschi di Vasari prima di una cena tutta toscana è andata in scena una versione ridotta del concerto che stasera si replicherà all'Opera di Firenze: mancava lo Stabat Mater di Verdi. Evento nell'evento il concerto di ieri perché ha visto Muti dirigere l'Orchestra del Maggio dopo otto anni di rapporti interrotti e ricostruiti per tappe nel 2014 era tornato nel teatro fiorentino guidando l'orchestra giovanile Cherubini. È stato lui stesso, prima di iniziare a far suonare l'orchestra, a spiegare le ragioni della scelta del programma (l'Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini e la seconda sinfonia di Brahms). «In una serata come questa, in cui si parla di cultura come strumento di unità e di dialogo, ho pensato a Rossini perché questa opera rappresenta le esigenze di cui voi state parlando. Noi musicisti abbiamo sempre messo fiori nei nostri cannoni. Anzi i musicisti italiani sono stati precursori dell'unità tra popoli e soprattutto tra popoli dell'Europa. Penso a Salieri e a quanto influenzò la musica a Vienna e a come la stessa cosa fece Cherubini a Parigi, o Spontini a Berlino». Anche Brahms non viene eseguito a caso. «Lui ha ricordato Muti, che in chiusura ha anche detto che ogni taglio alla cultura è assimilabile a un crimine amava Cherubini. Con questa sinfonia facciamo dunque un omaggio a un grande fiorentino nei confronti dei quali vorrei fare un appello. Sarebbe bello e le sue spoglie (ora a Parigi ndr.) tornassero a Firenze, qui in Santa Croce».