I Grandi sottoscrivono una dichiarazione storica: «Nasce una nuova diplomazia» I ministri della cultura del G7 firmano la «dichiarazione di Firenze»: la tutela del patrimonio e la difesa della diversità culturale diventano una sorta di «diplomazia della cultura». Oggi la conclusione dell'evento. «La cultura al centro dell'agenda internazionale». La sintesi della «dichiarazione di Firenze» da parte dei Paesi del G7 la fa la direttrice dell'Unesco, Irina Bokova. All'Unesco i G7 demandano, in quel testo, molto, dalla tutela (anche con i «caschi blu della cultura» in seno all'Onu) all'uso della cultura come «cooperazione e dialogo» anche contro gli estremismi e radicalizzazioni che sempre, ma soprattutto in questi ultimi anni con l'Isis, hanno distrutto secoli di arte. E infine si chiede di «rafforzare l'azione dell'Unesco per la tutela della cultura e la promozione del pluralismo culturale in caso di conflitto armato», con tanto di «piano di azione». Di fatto, «diplomazia della cultura», la definisce il Commissario europeo alla cultura Tibor Navracics: il «patrimonio culturale favorisce il dialogo tra i popoli», si legge nella dichiarazione di Firenze. Impegni ambiziosi che un po' cozzano con le chiusure (dai dazi doganali Usa alla Brexit) di questi giorni. E dopo la firme, l'uso di parole come «diversità» o «dialogo» sono più frequenti nei discorsi del ministro Dario Franceschini, della collega canadese Mélanie Joly, di quella francese Audrey Azoulay o di quella tedesca Maria Bhömer che in quelle dei colleghi Usa David Bruce Wharton o della britannica Karen Anne Bradley. Ma è «una pietra miliare» ricorda il ministro giapponese Ryohei Myata. «Un punto di svolta»: così Franceschini definisce la dichiarazione. Arriva in ritardo in sala stampa in un Palazzo Pitti affollato da delegazioni e turisti, «sono rimasto bloccato 10 minuti in ascensore con il commissario Tibor Navracsics». Ovviamente, al centro del dibattito c'è la difesa del patrimonio dal terrorismo, su cui il ministro Usa chiede un impegno corale «anche per l'Iraq». Arrivare alla dichiarazione è stato un lavoro durato anni, partito grazie anche ad analoghe iniziative preso all'Expo 2015, a risoluzioni Onu (volute da Italia e Francia). E con il supporto di Paesi come il Canada che guarda già avanti: «Investire in cultura è strumento di sviluppo economico», dice Joly: il loro governo ha già investito 1,9 miliardi di dollari e punta ad accordi con Google. Per Firenze ieri è stata anche la giornata dell'«operazione Doccia». «Entro l'estate ha promesso Franceschini al pranzo organizzato da Confindustria e Fondazione Crf attraverso la legge Guttuso acquisiremo il museo Ginori e lo renderemo fruibile». Grazie anche ai fondi raccolti ieri, oltre 500 mila euro . «Dal ministro un impegno importante» ha commentato il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi. Il G7 (con misure di sicurezza eccezionali ma discrete) prosegue oggi con una talk session, un confronto tra intellettuali dei 7 Paesi.