Hanno perfino smontato i muretti a secco per costruire delle barricate sulle strade interpoderali di San Foca. Ieri, i lavori nel cantiere del gasdotto Tap di Melendugno si sono fermati. L'espianto degli ulivi riprenderà probabilmente lunedì per dare modo alle forze dell'ordine di avvicendarsi. Gli attivisti che si oppongono al progetto, e che da due settimane presidiano la zona del cantiere giorno e notte, avevano però bloccato l'accesso ai mezzi lungo le due strade interpoderali che conducono al cantiere innalzando barricate costruite con vecchi pneumatici, rami secchi e bidoni dei rifiuti. Non hanno esitato a smontare i muretti a secco, candidati a patrimonio dell'Unesco, che recintano i terreni della zona e che quasi nessuno più è in grado di costruire o riparare. La battaglia per la salvaguardia degli ulivi, dunque, passa anche attraverso la distruzione di uno dei simboli del paesaggio rurale salentino e pugliese. BARI. Qualche giorno di pausa per dare il tempo a tutti di riflettere o riposare. Da ieri, e probabilmente così sarà per l'intero weekend, è ferma l'attività di espianto e trasferimento degli ulivi nella porzione di terreno dove sarà scavato il microtunnel del gasdotto Tap. La multinazionale ha fatto sapere di aver assunto questa decisione per dare modo al personale di polizia di avvicendarsi. Negli ultimi giorni, infatti, decine di poliziotti e carabinieri hanno garantito l'attività nel cantiere nelle campagne di San Foca, marina di Melendugno, dove da due settimane è presente giorno e notte un presidio di attivisti No Tap che si oppongono al progetto e contestano lo spostamento degli ulivi. Ieri mattina, per impedire il transito dei mezzi, gli attivisti hanno eretto trincee nelle due strade interpoderali di accesso al cantiere. Per costruire gli sbarramenti, però, oltre a transenne del Comune di Melendugno, vecchi pneumatici, rami secchi e bidoni dei rifiuti, hanno utilizzato anche le pietre dei muretti a secco. Come se quei caratteristici manufatti, tipici delle campagne salentine e pugliesi, non fossero altrettanto degni di rispetto degli ulivi. Soprattutto perché quasi nessuno più è in grado di costruirli o ripararli. Gli ulivi, 231 in tutto, 16 dei quali monumentali per i quali molto probabilmente non sarà necessario lo spostamento, rimarranno impiantati nei terreni della Masseria del Capitano, distante una decina di km dal cantiere, per il tempo necessario alla sistemazione del microtunnel. Dopo di che saranno reimpiantati lì dov'erano grazie alla mappatura fatta con i gps prima del loro espianto. Una procedura già adottata in occasione di altre opere pubbliche. Nei giorni scorsi ne sono stati spostati 136 tra le proteste, le urla e le azioni di boicottaggio dei No Tap. Si sono vissuti momenti di grande tensione e ci sono stati anche scontri con le forze dell'ordine. Sulla realizzazione del gasdotto, intanto, continua a infuriare la polemica politica che vede tra i protagonisti anche il governatore Michele Emiliano, in corsa per le primarie del Pd. Proprio Emiliano che, nonostante le sue dichiarazioni filo-No Tap, è stato contestato dagli ambientalisti nella giornata di mercoledì. Ieri, il ministro per la Coesione territoriale con delega per il Sud, Claudio De Vincenti, ha detto che «a Melendugno sta succedendo qualcosa di ingiustificato, spero che Emiliano e il sindaco della cittadina ritornino ad avere un senso delle istituzioni. Stiamo parlando di un tubo di gas lungo 1 chilometro e mezzo ha sottolineato De Vincenti ed è bene ricordare che in Italia abbiamo oltre 32 mila chilometri di tubi, anch'essi per il gas, che sono vitali per il riscaldamento e, in generale, per la vita degli italiani». A De Vincenti ha risposto il deputato dem Dario Ginefra, componente della commissione Attività produttive della Camera. «Il ministro confonde la collaborazione istituzionale con la sottomissione istituzionale ha detto . Sono anni che lo stimato ministro si applica nell'odioso ruolo di fustigatore di Emiliano e oggi lo fa su materie che non appartengono più al suo dicastero». Emiliano, invece, ha polemizzato a distanza con il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, che si è detto tranquillo per la realizzazione del gasdotto «perché abbiamo fatto le cose con molta correttezza e l'opera serve al Paese e dal punto di vista ambientale è positiva. Stiamo parlando di gas che ci serve a migliorare il mix energetico e soprattutto per essere più indipendenti da petrolio e carbone, le fonti fossili che inquinano di più». «Galletti dice spesso delle cose sbagliate ha ribattuto senza mezzi termini Emiliano . Lo sfido a dire che il progetto del microtunnel abbia tutte le prescrizioni necessarie. Lo sfido a dire che è cantierizzabile oggi: lui non potrà dirlo, perché non è così. La rabbia della gente sta nel fatto che stanno spostando gli ulivi senza avere la certezza che il progetto microtunnel passi. La sensazione è che l'interesse privato prevalga su quello pubblico. Dà la sensazione della prepotenza e dell'arroganza dello Stato che pensa di risolvere la questione con i manganelli e con i poliziotti».