QUANTO vale il patrimonio artistico e culturale romano? 3,3 miliardi di euro. La risposta secca, elaborata dalla Cisl di Roma Capitale e Rieti, e annunciata ieri dal suo segretario generale, Paolo Terrinoni, equivale a un allarme su quanto ancora questo patrimonio potrebbe dare alla città. E mentre la stessa Cisl denuncia un taglio pari all'11 sulla spesa inserito nel bilancio di previsione 2017-2019 del Campidoglio, la città si difende come può, mettendo sul mercato la sua sconfinata ricchezza artistica, archeologica e culturale. Scendendo nello specifico dei 3,3 miliardi di euro calcolati dal sindacato, si scopre che solo alcuni dei monumenti più rappresentativi raccolgono ogni anno incassi per diverse decine di milioni. A guidare la classifica, stilata dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali, è il Colosseo che, unito al parco archeologico dei Fori Romani e al Palatino, è il monumento più ammirato d'Italia, con 6,4 milioni di visitatori e incassi annuali per 45 milioni di euro. Castel Sant'Angelo ha invece incassato nel 2016 5,5 milioni di euro, grazie agli ingressi pagati da circa un milione di persone, mentre 3,3 milioni di euro sono stati gli incassi registrati dalla Galleria Borghese. Per spiegare il peso delle attrazioni romane su scala nazionale, i tre siti occupano alcune delle prime posizioni nella top ten italiana dei maggiori incassi. Tornando alla classifica della Capitale, a seguire si trovano il Museo nazionale romano (339mila ingressi e 1,2 milioni di incassi), gli Scavi di Ostia Antica (316mila ingressi e un milione di incassi), e le Terme di Caracalla (268mila ingressi e 996mila euro di incassi). Ed è proprio su questo tema che si inserisce il dibattito riservato al Pantheon, rilanciato ieri in occasione della tavola rotonda sulla cultura organizzata dalla Cisl, tra il vice sindaco Luca Bergamo e il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Mentre Bergamo si è confermato contrario all'introduzione di un biglietto d'ingresso, Franceschini ha ribadito le grandi potenzialità economiche del monumento. «Il Pantheon ha ricordato il ministro è il monumento con più visitatori in Italia, circa 7 milioni di persone entrano gratuitamente ogni anno. Se mettiamo un biglietto minimo di 2-3 euro vuol dire che se anche calano le visite, ci sarebbero 15 milioni di euro per sistemarlo e restaurarlo, e il 20 andrebbe al fondo di solidarietà nazionale per i poli che non hanno risorse». L'introduzione di un ipotetico biglietto per visitare il Pantheon apre la strada a un nuovo modello di gestione del patrimonio artistico, l'unico in grado di rispondere alle esigenze di una rete di musei, monumenti, eventi che necessitano di più fondi e di più investimenti. «L'ingente patrimonio artistico e archeologico della capitale ha commentato Paolo Terrinoni non è valorizzato, sia per motivi di governance che di risorse. Roma, oltre ai musei civici, ha un patrimonio la cui proprietà è divisa tra enti pubblici, privati e Vaticano. Una suddivisione articolata che non facilita strategie di insieme ». Nonostante questo, gli ultimi dati pubblicati dal Mibact confermano che il Lazio (di cui il mercato romano occupa la quota principale) è stata nel 2016 la regione italiana con il numero più elevato di visitatori nei musei (19,6 milioni), seguita da Campania (8 milioni), Toscana (6,3 milioni), Piemonte (2,4 milioni). Stesso discorso vale per l'industria del cinema che ha nella regione il principale polo su scala nazionale. Sono infatti 1.768 le imprese del settore audiovisivo con sede nel Lazio, seguite dalle 1.308 della Lombardia e dalle 332 del Piemonte. Alla spinta dei visitatori e del mondo produttivo, si aggiunge poi quella più ampia dei turisti che oltre ai poli museali portano denaro nel più vasto mercato della cultura che va dagli spettacoli teatrali agli eventi. Nel 2016 rileva la Banca d'Italia i turisti hanno speso 6,1 miliardi di euro a Roma, quasi il doppio dei 3,4 miliardi spesi a Milano e dei 3,1 miliardi di Venezia. Il mercato c'è, ma va alimentato con un'iniezione di capitali che potrebbe almeno in parte arrivare anche dall'art bonus, le agevolazioni previste dal ministero per i privati che si impegnano a restaurare il patrimonio artistico italiano. Qualcosa in questo senso è stato fatto, ma le domande sono poche per una città come Roma, e il business dell'arte e della cultura attende ancora il mecenate che lo faccia esplodere.