ADAGIATI su un cristallo, i tre calchi che Giuseppe Fiorelli realizzò a partire dal 3 febbraio 1863, i primi in assoluto, hanno una nuova, definitiva sistemazione all'interno del museo diffuso che sono gli Scavi di Pompei: il triclinio della Casa di Sirico, appena aperta al pubblico dopo un intervento di restauro e di messa in sicurezza, realizzato con il Grande progetto Pompei diretto dal generale Luigi Curatoli. Prende così forma il nuovo progetto firmato dal direttore della soprintendenza Massimo Osanna per arricchire la visita alla città sepolta: riportare, dove le condizioni di sicurezza lo permettono, i calchi, ma anche altri reperti, negli edifici dove furono scoperti. Un'inversione di rotta: dall'archeologia che toglie alla musealizzazione che mette. Nell'allestimento, progettato dall'architetto Paolo Mighetto, ecco i tre calchi come sospesi nel vuoto. Furono eseguiti da Fiorelli nel vicolo degli Scheletri, presso le Terme Stabiane: una volta individuata la cavità nel corso dell'esplorazione, l'archeologo, estratte alcune ossa, invece di procedere negli scavi fece colare gesso liquido nella cavità e aspettò che si indurisse, così come aveva già fatto per poste e finestre. Poi, molte ore dopo, rimosse il materiale vulcanico ed emerse la figura di un uomo: assieme a lui altri tre calchi femminili. «Il maschio adulto era alto per l'epoca - spiega Osanna - forse uno schiavo, portava anche un anello di ferro. Accanto a lui, i resti di due donne, un gruppo familiare, forse gli abitanti della Casa di Sirico. Questi calchi hanno una storia incredibile: nel 1863 suscitarono grande emozione e interesse. Esposti poi da Amedeo Maiuri nell'Antiquarium degli scavi, furono danneggiati dai bombardamenti alleati del 1943, ridotti in frammenti e messi a deposito nelle Terme del Sarno. Li abbiamo restaurati 70 anni dopo col Grande progetto, e dopo la mostra nella piramide all'Anfiteatro, iniziamo ora a rimettere i calchi nei luoghi di rinvenimento, dove è possibile». Il nuovo allestimento consente ai visitatori di guardare i calchi dall'esterno del triclinio, che ha finestra e porta chiusi da vetrate per assicurare la migliore conservazione. Ecco una figura più piccola, forse una figlia, e poi una donna, la madre: portava un cassetto con preziosi, recuperato nel XIX secolo e conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli. La Casa di Sirico ha due accessi: uno su via Stabiana, uno sul vicolo del Lupanare. Non era mia stata aperta alla visita, presenta un imponente esedra, una stanza per il pranzo che conserva un'eccezionale parete affrescata in altezza: al centro tre quadri mitologici ispirati alla guerra di Troia e al culto di Ercole: "Teti nell'officina di Efesto", "La costruzione delle mura di Troia con Apollo e Poseidone" ed "Eracle alla corte della regina Onfale". Rifatte le coperture, direttrice dei lavori Annamaria Mauro, è stato recuperato anche il forno domestico con macina («Una casa autarchica, che si faceva il pane da sé» ha detto Osanna). Nel corridoio di ingresso la scritta a mosaico Salve lucru( m), "Benvenuto guadagno!". Era chiusa invece dal terremoto del 1980 la Casa dell'Orso ferito: prende il nome dal mosaico oggi protetto da un vetro che raffigura l'animale sanguinante, colpito da una lancia: sopra l'iscrizione di saluto Have. Sarà aperta alla visita appena sarà posizionata una passerella sopra il pavimento mosaicato dell'atrio che conduce al giardino con fontana, decorata con Venere e Poseidone. Ma è l'intera Regio VII, il cuore degli scavi, quella tra il Foro e le Terme Stabiane, a ritornare visitabile. Riaperto uno degli itinerari più battuti dalle guide turistiche: quello che dalla via della Fortuna e dalla Casa del Fauno scende lungo il vicolo Storto, passa davanti al panificio di Popidio Secondo con cinque macine, di nuovo visitabile, arriva sul vicolo degli Augustali e poi gira verso il Lupanare. Qui, la soprintendenza ha deciso di riorganizzare i flussi di visita all'antica casa di tolleranza: si entrerà dal vicolo del Balcone pensile e si uscirà sul vicolo del Lupanare, con due opzioni: andare a destra verso via dell'Abbondanza o a sinistra verso via della Fortuna. La messa in sicurezza ha riguardato anche le colonne del Tempio di Giove che si apre sul Foro, cerchiate con acciaio inox brunito per mitigarne l'impatto visivo. «Gli interventi del Grande progetto assicura il generale Curatoli - si concluderanno a dicembre 2018, faremo altri lavori con i risparmi di gara». «Restituiamo un'altra parte di Pompei negata dal terremoto del 1980» conclude Osanna, che il 6 e 7 tiene agli scavi un convegno internazionale sul restauro della città, concluso dal ministro Dario Franceschini.
la Repubblica
30 Marzo 2017
Pompei, nella Casa di Sirico i calchi dimenticati di Fiorelli Nuovo tour per il Lupanare
AN
Antonio Ferrara
la Repubblica
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Bene culturale
Luogo
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