Venezia Esordiva con un fulmineo giudizio, Enrico Chiari, sulla sua amatissima città: "Venezia è troppo vecchia, troppo colta e troppo orgogliosa per essere banale". Iniziava così, alcuni giorni fa, una piacevole chiacchierata con questo grande personaggio, che lasciamo volutamente al presente. Aveva voluto aprire con uno dei suoi grandi amori, l'Associazione degli Amici di Musei. "Nacque trent'anni fa, nel 1976, da Feliciano Benvenuti, che fu un presidente di grande prestigio. Tra i soci fondatori anche Alessandro Bettagno, Sergio Camerino, Antonio Foscari, mia moglie e Lucia Zavagli Tito. Era una delle prime associazioni private ad offrire cultura. Fino allora l'offerta culturale veniva dalle istituzioni statali o comunali, con tutti i vincoli che questo comportava. Fu un grande passo quello che i privati si offrissero come intermediari culturali. Con questo non intendo fare l'elogio dei privati in contrapposizione al pubblico: quando il pubblico è gestito al meglio può anche essere superiore al privato". A quali principi si ispira?"Ci sono alcuni capisaldi. L'attività didattica, ad esempio, oggi sembra scontata, trent'anni fa era una novità assoluta. Puntare sulla formazione di ragazzi significa metterli in contatto per un lungo periodo con la cultura, un contatto che poi non si perde più. In trent'anni abbiamo avvicinato oltre 400.000 ragazzi che hanno visitato le grandi mostre o i grandi musei con un progetto variegato, a seconda del tipo di scuola. Li abbiamo avvicinati anche alla Biennale, che rappresenta l'arte contemporanea, una cultura intelligente che nel tempo si consolida. E' un'arte che va spiegata. Anch'io non sempre comprendo l'arte contemporanea, ma la rispetto. Poi l'impegno nel restauro: dal 1984 abbiamo promosso 95 interventi, in Basilica, a Palazzo Ducale, nella Sala Sansoviniana della Marciana, all'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e in numerose chiese ma questo è l'aspetto concreto". Cosa richiedete ai soci? "La prima condizione: essere apolitici, non possiamo prendere posizione per l'uno o per l'altro. La cultura è sempre in evoluzione e non si è mai abbastanza colti, quindi dobbiamo mandare dei messaggi che il mondo è cambiato. Nello stesso tempo dobbiamo anche sapere conservare dei valori, ad esempio ritengo positivo che sia in atto un recupero dell'800, un periodo prima sottovalutato. C'è poi un altro aspetto, non meno importante: i nostri soci rappresentano, insieme ad altre realtà come i Comitati Privati o Italia Nostra, l'opinione pubblica per quanto riguarda la salvaguardia della città presso i politici e gli amministratori. In questo campo qualcosa è stato fatto, anche se prevale ancora un modo bizantino di procedere e anche se non tutti quelli che hanno la responsabilità delle decisioni sono all'altezza della situazione. Credo che si possano risolvere i problemi di questa città se si eviterà di entrare nella danza delle grandi idee (MOSE, moto ondoso e così via). Occorre, invece, procedere passo per passo, risolvere i problemi concreti per ridare fiducia ai veneziani e restituire loro l'orgoglio. In questo concordo con l'assessore Augusto Salvadori, quando sostiene che occorre occuparsi delle piccole cose: tenere pulite le calli, tenere puliti i cassonetti, ridare dignità alla piazza San Marco, scoraggiando i turisti maleducati, affrontare il problema del graffitismo sui monumenti magari appena restaurati. Occorre anche trovare una soluzione per i vu comprà. Sono cose che disturbano i veneziani, ma anche gli italiani che hanno la loro seconda residenza a Venezia."Cosa ha mutuato dalla sua precedente esperienza di imprenditore come presidente della Chiari e Forti? "Il dovere di essere rispettosi verso il prossimo, proponendo prodotti onesti e degni dell'offerta che facciamo ai consumatori. In questo senso non esiste una grande differenza con la cultura. Cultura è stata anche, nell'immediato secondo dopoguerra, trasformare dei contadini in operai specializzati, il che comportava per loro la rinuncia al loro mondo rassicurante (avere una casa, un campo, il maiale) per accedere al mondo delle arti e dei mestieri. Anche questa è un'operazione culturale. Certo adesso le attese sono modificate, siamo in un periodo di transizione, anche se ci sono dei giovani straordinari, dediti alla famiglia e al lavora. Sono questi i valori fondamentali, la crisi attuale si potrà superare se non si indulge a un consumismo sfrenato, fatto di status symbol. Per tornare alla sua domanda, quando ho smesso, dopo cinquant'anni, la mia attività di imprenditore, al massimo livello e alla quarta generazione della mia azienda, avevo accumulato un tale bagaglio di conoscenze e di potenziale umano da offrire alla comunità, in primis quella veneziana. Per questo ho accettato la presidenza dell'Associazione".
Venezia, troppo vecchia colta e orgogliosa per essere banale
Il presidente dell'Associazione degli Amici di Musei, Enrico Chiari, parla della sua esperienza con l'Associazione, che è stata fondata 30 anni fa. Chiari spiega che l'Associazione è stata creata per offrire cultura ai giovani, e che il suo obiettivo è quello di promuovere la cultura e il restauro dei monumenti veneziani. Chiari sottolinea l'importanza dell'attività didattica e del restauro, e spiega che l'Associazione ha avvicinato oltre 400.000 ragazzi alla cultura e ai monumenti veneziani. Chiari richiede ai soci dell'Associazione di essere apolitici e di non prendere posizioni politiche, e di essere consapevoli della salvaguardia della città e dei suoi monumenti.
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