Per la consolidata abitudine tutta romana di non esporre alcun cartello sui mille cantieri che sorgono ogni giorno (ogni ora?) in città, non sappiamo a chi indirizzare un piccolo applauso che, si dice a Roma, quando ci vuole, ci vuole. In dieci giorni, record assoluto per la tempistica capitolina, è stato di fatto riparato il muretto che fa da cinta alla scaletta di collegamento tra via Nicola Salvi, alla fine del Colle Oppio, e piazza del Colosseo. Colpiscono due elementi: il rapidissimo inizio dei lavori (quasi conclusi, mancano pochi dettagli ma dalla recinzione è facile capirlo). E l'inedita cura con cui è stato effettuato il ripristino dopo il disastro compiuto da un'auto che, di notte, ha abbattuto una parte del muretto. Si tratta di un manufatto artigianale diffuso in città, pezzi di tufo misti a calce. Occorreva pazienza e perizia (si tratta di un'opera che risale al ridisegno dell'area voluto da Mussolini, quindi con una sua storia alle spalle) per non rompere la continuità con ciò che è rimasto in piedi. Sono stati evidentemente chiamati operai consapevoli. Insomma, una volta tanto, niente figuracce internazionali (siamo al Colosseo) per il solito «pollaio» eterno ma una tempistica da grande città. Proposta: non si potrebbe varare il nuovo «metodo muretto» per tutte le emergenze cittadine? Se è stato possibile al Colosseo, significa che semplicemente e realisticamente si può. Basta volerlo veramente, saltando la grande nemica di Roma, la Burocrazia Capitolina .