Marocchino, 35 anni, più volte in contatto con lo Stato Italiano nel territorio di Modena e Bologna. È uno dei quattro arrestati dalla Procura di Casablanca nell'ambito delle indagini per la tentata vendita da parte di ricettatori locali della tela del Guercino rubata nell'agosto 2014 da San Vincenzo. Nella banda è l'uomo che porta a Modena. Lo dimostrano i controlli e le pratiche che lo hanno collocato nella nostra città, anche se non si sa quando. Resta da capire l'aspetto più oscuro della vicenda: come mai sapeva dell'esistenza di una tela preziosa in una chiesa del centro con un'opera di un grande artista del passato. Se fosse davvero il basista, si tratterebbe di capire come ha fatto a entrare in possesso di questa informazione sconosciuta alla maggioranza dei modenesi ma diventata preziosa per una banda di marocchini. La domanda porta al cuore del problema - i contatti modenesi dell'uomo - perché, come noto, nel mondo arabo in genere l'arte figurativa europea è una conoscenza appannaggio di una raffinata élite europeizzata. Delle quattro persone arrestate in Marocco dopo il ritrovamento della tela del Guercino rubata dalla chiesa di San Vincenzo, solo questa era stata "censita" (per usare il termine burocratico) precedentemente al furto proprio nella nostra città (e anche a Bologna). Dunque non si può escludere che proprio a Modena l'uomo vivesse e che abbia ricoperto il ruolo di basista.L'indiscrezione emerge dalle indagini che i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale stanno conducendo a seguito del ritrovamento, il mese scorso vicino a Casablanca, dell'opera "Madonna coi Santi Evangelista e Gregorio Taumaturgo". L'indiscrezione sul presunto basista fornisce un importante spunto di indagine locale: ora gli investigatori dei carabinieri, coordinati dal pm Claudia Ferretti, hanno un nome e cognome sul quale lavorare per capire che vita conduceva a Modena e chi o frequentava, se e come mai conosceva San Vincenzo e i suo i tesori. Intanto la Procura di Modena è pronta a chiedere una rogatoria internazionale per riavere la tela, che è stata seriamente danneggiata a causa del furto. Non tutto pare però semplice in questa procedura né scontato nel suo esitoBisogna infatti tenere conto che il diritto internazionale non prevede l'obbligo di restituzione, se non per furti avvenuti in periodo di guerra. A spiegarlo è il procuratore capo Lucia Musti: «Non esiste un obbligo da parte di uno Stato estero - le parole del procuratore di Modena - di riconsegnare un bene di interesse culturale ed artistico. Questo dice il diritto internazionale, tranne nel caso in cui il bene sia stato sottratto nell'ambito di un conflitto bellico. Quindi partiamo da questa norma del diritto internazionale che non ci aiuta». «Non ho detto che non avremo indietro il Guercino - precisa Musti - ci stiamo lavorando e siamo prossimi a chiedere una rogatoria internazionale allo Stato del Marocco, che non essendo europeo esclude, appunto, i canali europei, come, ad esempio, "Eurojust"». «Nel caso - conclude il procuratore - chiederemo una mediazione di carattere diplomatico, ovvero attraverso il ministero dei Beni Culturali». Dal punto di vista burocratico, il primo contatto è stato già compiuto a Parigi: gli incaricati della delegazione italiana Unesco hanno parlato del caso Guercino ai loro colleghi marocchini. Ora si tratta di capire quali prassi sono possibili per riaverlo a Modena.