Rylands (Guggenheim di Venezia): l'apertura part time fa comodo solo ai dipendenti «Non voglio attaccare la collega Paola D'Agostino, direttrice del Bargello. Ma quegli orari del museo sono roba da anni '70». Philip Rylands, direttore della Collezione Guggenheim di Venezia, ribadisce il concetto. Dopo lo sfogo per aver trovato il Bargello chiuso alle 14, venerdì scorso, insiste: non è accettabile che un'eccellenza come quella abbia orari «che rispondono più alle esigenze dei dipendenti che dei visitatori». E James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, aggiunge: «La riforma va completata». Pensiamo di essere la capitale della cultura e poi ci vuole il direttore della Collezione Guggenheim di Venezia per accorgerci che uno dei nostri musei più apprezzati nel mondo lavora part-time (di mattina, e basta). Sta tutta qui la sostanza del caso sollevato da Philip Rylands, che venerdì pomeriggio voleva andare a gustarsi un po' di opere esposte nelle sale di via del Proconsolo, trovando però porte chiuse: «Incredibile ha commentato che accada questo al museo di sculture più importante a livello internazionale: sono contento di lavorare nel privato». La conclusione può inopportunamente alimentare un pregiudizio (in Italia tutto ciò che è pubblico non funziona), ma coglie sicuramente anche un tratto di verità: la difficoltà del nostro sistema a valorizzare in maniera adeguata il patrimonio culturale di cui disponiamo e a considerarne il valore come servizio da offrire alla collettività (turisti e non solo). La riforma Franceschini ha aperto una strada nuova per i beni culturali, basata innanzitutto sull'autonomia. Ma prima che la riforma vada a regime, anche dal punto di vista finanziario, chi dal centro orienta e controlla è chiamato a svolgere ancora una preziosa opera di coordinamento, in grado di far fronte a lacune e smagliature. Recentemente a Firenze è stato affrontato il problema degli esuberi al Maggio con il passaggio di 28 dipendenti del teatro ad altri enti pubblici (Uffizi e Biblioteca Nazionale). Non sarebbe stato meglio convogliare tutte le risorse umane su un unico obiettivo, magari proprio l'apertura pomeridiana del Bargello, con un risultato concreto e visibile per ogni cittadino e, al tempo stesso, più gratificante anche per i lavoratori costretti a cambiare mansioni? In ogni caso, ciò che più conta e non cedere al tran tran, alla tentazione di rassegnarsi davanti agli ostacoli (o al quieto vivere). Anche investendo in iniziative di grande valore simbolico. Tra qualche giorno si svolgerà a Firenze la riunione dei Grandi (G7) sul tema della cultura. Perché rinunciare ad aspettarci un regalo che poi resti come bene di tutti? Bellezza e cultura salveranno il mondo? Intanto è bene che salvino se stesse. Anche cambiando l'orario di ingresso di un museo.
Corriere della Sera
26 Marzo 2017
Firenze. Un museo non è un ufficio
PA
Paolo Ermini
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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