Da Varcaturo a Mondragone, dove l'accesso libero al mare è solo utopia NAPOLI. D'inverno nessuno ci fa caso. O meglio, ci fanno caso gli appassionati di pesca che vorrebbero sedersi sulla sabbia con le canne da lancio e trascorrere qualche ora in riva al mare. Ci fanno caso quelli che vorrebbero fare running sulle dune. Ci fanno caso i bambini con i loro papà e le loro mamme, a cui piacerebbe respirare un po' di aria di mare. E invece il mare devono limitarsi a guardarlo da lontano dietro le cancellate; oppure lo vedono scomparire, nascosto da mura in cemento alte quasi due metri. Da Marina di Varcaturo e Mondragone ci sono 40 chilometri di spiagge completamente inaccessibili per i comuni mortali. Una lunghissima barriera di recinti, cancellate e mura che escludono qualunque diritto di passaggio sulle aree libere. Una zona franca dove le leggi dello Stato italiano semplicemente non esistono. È tutto un susseguirsi di cancelli, reti di acciaio, ostacoli frapposti che annullano il diritto di accesso al mare in barba a qualsiasi legge. Anche adesso, in primavera, durante la settimana il mare resta inaccessibile. Commenta il giornalista-ambientalista Antonio Graziano: «Solo di domenica qualche lido comincia ad aprire i battenti e a quel punto si può accedere al mare, ovviamente a pagamento». Le spiagge negate da Marina di Varcaturo a Mondragone fanno rabbia a tanti residenti, ma pochi o nessuno ha il coraggio di ribellarsi e denunciare. Perché queste sono sempre lande dove fino a poco tempo fa spadroneggiavano i casalesi. E dove anche la prossima estate sarà tutto un fiorire di parcheggiatori abusivi. Così l'accesso al mare che d'inverno resta negato dai cancelli chiusi con lucchetti o catene, d'estate si paga a caro prezzo. Inutile cercare anche un solo tratto di spiaggia libera. Tutto rigidamente controllato dagli abusivi della sosta. E tutto il resto affidato ai titolari dei lidi. Va riconosciuto che da due anni il sindaco di Castel Volturno, Dimitri Russo, ha iniziato un'azione di ripristino della legalità, ordinando l'abbattimento di una ventina di cancelli che impedivano il transito sulla spiaggia di Pinetamare. Indubbiamente un segnale importante. Ma che non è bastato a impedire il sorgere di altri muretti e nuove cancellate in zone diverse da quelle controllate. C'è un altro mito da sfatare: quello del mare inquinato. Tra Varcaturo e Mondragone in certe giornate la qualità dell'acqua marina è addirittura eccellente, come confermano i dati Arpac. «Quando non va in tilt il depuratore di Cuma o i Regi Lagni conferma Graziano qui si può fare il bagno in un mare limpido». Proprio ieri Graziano ha trovato una tartaruga marina morente, arenata sulla spiaggia. Ha chiesto aiuto al servizio veterinario ma il povero animale è morto prima. Graziano denuncia anche la presenza di cartelli con la scritta «proprietà privata» apposti all'inizio di vialetti che conducono al mare e che invece vengono chiusi con cancelli e catenacci. Il libero demanio trasformato in proprietà privata. «Prova ad andare con l'auto in estate aggiunge prova ad attraversarli quei vialetti e vedrai che subito ti fermano personaggi che ti costringono a parcheggiare solo a pagamento». È un brutto andazzo, la conferma di un potere arrogante che allontana i residenti dal mare durante i mesi invernali e che si fa pagare a peso d'oro l'accesso quasi obbligato ai lidi nel periodo estivo. Per due lettini e un ombrellone 12 euro al giorno, parcheggio a parte. Poi ci sono i lidi da dieci euro a persona. Per molte famiglie quei trenta chilometri di mare restano perciò un'utopia anche d'estate, anche quando le correnti favoriscono il ricambio dell'acqua e rendono il mare più limpido. «Servirebbero blitz continui conclude sconsolato Graziano oppure una diversa concezione del litorale domitio, basata sul rispetto per gli altri, sul principio che il mare e la costa sono patrimonio comune». Non è così da queste parti e i segnali dell'inaccessibilità sono esibiti senza vergogna, anzi con tronfia soddisfazione da parte di quelli che speculano e guadagnano sul bisogno. Unica nota positiva: l'estate scorsa Legambiente ha organizzato una giornata di pulizia della spiaggia libera di Bagnara proprio in collaborazione con il Comune di Castel Volturno. Sono piccoli sussulti di rinascita, ma ancora insufficienti per spezzare le catene e abbattere le cancellate, per ripristinare la legge e il diritto anche sul litorale che circonda i paesi di Gomorra, qui dove lo Stato ha perso le sue spiagge.