Braccio di ferro con la casa d'arte Bonino, che aveva avviato la vendita delle 167 opere. Scatta il vincolo: "Possono essere cedute ma non singolarmente, e a patto che restino nell'albergo" Un albergo o un museo? Il San Domenico Palace hotel di Taormina pare sia l'uno che l'altro. Ed è proprio la doppia, eccezionale, natura di questa struttura ad avere acceso un'aspra contesa tra la Soprintendenza di Messina e la casa d'aste "Bonino" che ne ha messo i beni in vendita il 1 marzo, per sospendere tutto poco dopo. Una contesa che ha raggiunto l'apice lo scorso 19 marzo, quando sul sito della casa d'aste è stato rimosso l'elenco dei beni del San Domenico, con questa avvertenza: "A seguito di diffida della Soprintendenza di Messina, il link al catalogo dei lotti afferenti all'hotel San Domenico è stato temporaneamente disattivato". I lotti dell'hotel erano stati messi in vendita, infatti, lo stesso giorno in cui è entrato in vigore il vincolo della Soprintendenza, a seguito del quale la "Bonino" aveva sospeso l'asta già il 15 marzo ma mai rimosso il catalogo fino al 19: "Non intendiamo interferire con la vendita ma di certo vogliamo tutelare i principi statuiti dal vincolo", spiega il soprintendente di Messina, Orazio Micali. Ma com'è nato questo braccio di ferro sulle opere dello storico albergo-convento taorminese? In ballo ci sono le sorti di 167 opere tra quadri di pregio, bassorilievi, portali di accesso alla sacrestia, perfino giare, panche, librerie e il sarcofago di un rampollo della famiglia Corvaja, morto all'età di 17 anni. Opere che la "Bonino" stima, al massimo, valgano poco più di un milione 700 mila euro: dal piatto di 50 euro al portale monumentale di 150 mila. Ma che secondo la Soprintendenza valgono di più: valgono la tutela. Non singolarmente ma tutte assieme, secondo la Soprintendenza, costituiscono il corpus inestimabile di uno degli alberghi più famosi al mondo. Perché l'opera d'arte è l'albergo stesso: "Inaugurato nel 1896, conserva un complesso di opere di eccezionale interesse storico-artistico e documentario riconoscibile in gran parte all'antico Convento di San Domenico e alla chiesa annessa". In vendita alla casa d'aste romana erano fino a domenica scorsa in vendita, cioè, gli arredi, le strutture (anche quelle), le opere di un albergo sviluppatosi all'interno di un antico convento domenicano dal 1374, ovvero da quando "Fra Girolamo De Luna, nobile taorminese di origine catalana, ottiene di istituire una casa di frati predicatori annessa all'antica chiesa di Sant'Agata". Questo scrive la Soprintendenza peloritana nel vincolo firmato il 7 febbraio ed entrato in vigore il 1 marzo, lo stesso giorno in cui iniziava l'asta, poi infatti sospesa - il 15 marzo - dalla "Bonino". I lotti del San Domenico, 167 su 637 di tutte le opere degli alberghi siciliani battute all'asta, possono essere venduti, anche singolarmente al compratore, ma non possono essere separati l'uno dall'altro e rimossi dal San Domenico. E non stupisce che il convento-albergo di Taormina sia oggetto di diatribe: già nel 1897 Giuseppe Patricolo, direttore dell'Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti della Sicilia, indirizzava al prefetto di Messina una lettera per chiedere il divieto di "alienazione dei beni artistici del convento". Dal 1897 a oggi. Sulla vendita dei beni siciliani della casa d'aste Bonino è ormai guerra dichiarata. La "Bonino", infatti, aveva annunciato a febbraio e lanciato a marzo la vendita di alcune centinaia di opere d'arte e d'antiquariato distribuite in sei hotel siciliani che ne compongono il patrimonio immobiliare. Tra questi il noto ritratto di donna Florio e la ricca collezione del San Domenico, l'albergo acquistato l'anno scorso dall'immobiliarista Giuseppe Statuto che ha battuto all'asta lo sceicco Hamad Bin Jassim Al-Thani, della famiglia reale del Qatar, offrendo 52,5 milioni di euro. Statuto ha però acquistato la struttura, e con questa alcuni dei beni, appunto definiti "strutturali", mentre i beni mobili appartengono ancora alla Amt Real Estate Spa, poi fallita, sono quindi responsabilità del liquidatore giudiziario. La "Bonino" ha perciò battuto l'asta per beni già di proprietari diversi. Opere però adesso vincolate. Un vincolo che "non impedisce la vendita a più proprietari chiarisce il soprintendente Micali ma che tutela l'intera collezione, formatasi nei secoli nell'ex monastero: i pezzi sono inamovibili e non possono essere smembrati". Vincolata, dunque, l'interezza della collezione, il singolo pezzo può esser venduto a un singolo compratore ma non può essere mosso dal San Domenico né separato dagli altri: la sintesi è questa. Il vincolo sembra però messo in dubbio dalla stessa "Bonino", che già si era premurata nel sito di elencare uno per uno tutti i vincoli, addirittura anche quelli del 1915, ma che sottolinea: "La procedura giudiziaria sta valutando la legittimità del Ddg n. 287, pervenuto al commissionario via Pec il 1 marzo 2017 (ore 18,33), che qui si pubblica a fini di massima trasparenza". La "Bonino" dunque pare avvertire il compratore che il tribunale sta valutando se il vincolo (Ddg n. 287) della Soprintendenza di Messina sia legittimo. Lettura che deve aver fatto balzare dalla sedia più di qualcuno a Messina. La Soprintendenza dello Stretto ha infatti inviato una diffida alla casa d'aste per chiedere chiarimenti: "Non è una guerra, è una precisazione di ruoli a garanzia di una tutela dei principi statuiti dal vincolo spiega Micali - Siamo venuti a conoscenza che c'era una procedura d'asta che vedeva interessati i beni dell'hotel San Domenico, abbiamo guardato le modalità e i contenuti, abbiamo letto con attenzione all'interno delle note informative e riscontrato elementi che a nostro modo di vedere non rispondevano appieno a un'informazione chiara e precisa". Il lungo elenco dei 167 lotti narra la storia dell'hotel San Domenico, una storia secolare che come un filo conduttore lega un bene a un altro "e ne costituisce l'interesse storico e pubblico da tutelare", secondo qualcuno potrebbe dare vita a un vero e proprio museo, tra strutture murarie dell'ex convento, mobili d'antiquariato e quadri. Tra questi ultimi spicca l'opera di François de Nomé, meglio noto come Monsù Desiderio, ma non solo: è un lungo elenco di manufatti, monumenti, affreschi della scuola siciliana, napoletana, meridionale, francese. Ma ancora: marmo e pietre scolpite sono i portali di accesso alle sacrestie, per non dire della testimonianza dell'arte artigianale siciliana nei secoli, oltre i bassorilievi e soprattutto gli altari.