Slitta a luglio la riforma della cultura che doveva approdare in aula a maggio. Sono previste nuove audizioni in commissione. Mellarini: prendiamoci più tempo. Viola: manteniamo i quattro cda. TRENTO. Alla fine Tiziano Mellarini ha accolto la richiesta di rinvio: il disegno di legge di riforma della cultura non approderà in aula a maggio, come previsto, ma a luglio. Dopo la svolta sul cda unico dei quattro grandi musei del Trentino, la quinta commissione ha deciso di costituire un gruppo di lavoro che studierà i dettagli dell'emendamento riservandosi di raccogliere le nuove osservazioni dei musei non provinciali, per i quali si profila un «Comitato permanente». Ieri mattina, si è aperta in quinta commissione la discussione generale sul disegno di legge di riforma del settore cultura. Il primo a parlare è stato Walter Viola, che segue la riforma per Pt. A suo giudizio «non è il caso di passare dai quattro poli al consiglio di amministrazione unico». Meglio «il polo unico, ma come lo intende Franceschini nella sua riforma». In sostanza, per Pt significa regia unica, ma mantenendo i quattro cda. Viola ha anche depositato una serie di emendamenti che, tra le altre cose, affrontano il nodo della governance dei musei. «Abbiamo proposto un polo unico che dia la governance alla Provincia e che unisca i vari enti museali non solo provinciali, lasciando ad ognuno la propria autonomia istituzionale, ma valorizzando la messa in rete dei vari soggetti per evitare la frammentazione. Abbiamo poi proposto di ridurre i costi dei consigli di amministrazione continua il consigliere di Pt rendendo gratuita la partecipazione ai medesimi, eccezion fatta per il presidente, prevedendo per gli altri componenti il solo rimborso delle spese». A suo giudizio, il cda unico proposto da Mellarini «rischia di tradursi in un complessivo impoverimento culturale del sistema museale trentino». Una proposta, quella di Viola, che Mellarini non esclude di poter «armonizzare con quella della giunta», apertura «molto apprezzata» dal diretto interessato. Il problema è che, ad oggi, l'emendamento che definisca qual è la proposta della giunta ancora non c'è. Lo ha fatto notare la presidente della commissione, Lucia Maestri, che nelle scorse settimane aveva invitato l'assessore a prendersi più tempo per approfondire la novità sulla governance dei musei, o a stralciare l'articolo che la riforma per affrontarlo in un secondo momento. «Sarebbe il caso di formalizzare la proposta, magari aver un emendamento su cui riflettere». Ciò che la preoccupa, in particolare, è «il rapporto tra i quattro grandi musei che io chiamo i gioielli di famiglia e tutti gli altri». «Sarebbe miope sostiene rinunciare a normare il rapporto biunivoco che si deve creare tra le due diverse realtà, musei provinciali e no». Mellarini ha accolto perplessità e suggerimenti annunciando che saranno depositati «due emendamenti», uno per introdurre io cda unico, l'altro per istituire «un Comitato permanente per la pianificazione annuale al fine di far dialogare tra di loro gli altri musei». «Prendiamoci un mese in più ha detto l'assessore a proposito della governance dei musei e confrontiamoci su questo punto». Su proposta della presidente Maestri, è stato quindi creato un gruppo di lavoro allargato a tutti i commissari, che si riunirà il prossimo 10 aprile per costruire la proposta emendativa, con l'impegno di portare in aula la legge entro la prima sessione di luglio e «valutare l'opportunità di procedere anche a nuove audizioni con i soggetti interessati sulla questione dei musei». Una richiesta già arrivata dai dirigenti dei musei «minori».