LA PASSEGGIATA del Gianicolo e l'area per bambini del Pincio con le loro giostre e le loro viste mozzafiato: i Punti verde infanzia ora finiscono nel mirino della Corte dei conti. Già, perché per più di 15 anni un solo imprenditore, contro le regole stabilite dal Campidoglio, ha gestito le attrazioni installate in entrambi i parchi. In assenza della normale concorrenza è questa l'ipotesi alla base del fascicolo aperto dalla procura di viale Mazzini le casse del Comune avrebbero infatti subito un grave danno. A stabilirne l'entità adesso sarà il pm Paolo Crea. Per ricostruire per intero la vicenda, messa nero su bianco dai vigili urbani del I gruppo Trevi, bisogna fare un salto indietro nel tempo e tornare al 1999. È il 5 maggio e Palazzo Senatorio bandisce una gara per assegnare la gestione dei Punti verde infanzia. Il dispositivo è chiaro: chiunque vorrà partecipare, pur potendo presentare offerte per più aree, non ne potrà gestire più di una. Cortocircuito: lo stesso imprenditore, indagato in sede penale per falsa attestazione, si aggiudica sia il Gianicolo che il Pincio. Dimenticandosi poi, più o meno volutamente, di scegliere una delle due postazioni. Il primo ad accorgersi dello strano caso, nel 2012, è il direttore del Servizio giardini, Fabio Tancredi. Sono passati 13 anni dal bando e il Comune chiede nuovamente al vincitore di prendere una decisione. Anche questa volta, però, il Campidoglio resta inutilmente in attesa: ancora una volta il diritto di opzione non viene esercitato. Ecco, allora, l'avvio dell'indagine: è il 2015 e gli agenti della municipale decidono di fare chiarezza. L'inchiesta è meticolosa e mette a nudo una serie di con- traddizioni e nuove irregolarità. I caschi bianchi, continuando a investigare, si sentono rispondere così dagli uffici capitolini: «Non si è potuto procedere alla stipula della convenzione in quanto il soggetto aggiudicatario non ha mai presentato il progetto definitivo e l'area, rientrando nei complessi monumentali, risulta vincolata». Gli investigatori della polizia locale faticano a credere ai loro occhi: le giostre, piazzate in aree verdi tutelate dalla sovrintendenza, sarebbero tutte abusive. Senza contare l'irregolarità mai sanata della doppia assegnazione. Il dossier finisce in procura, con i pm di piazzale Clodio alle prese con un fascicolo che interessa anche un dirigente del Comune, indagato per abuso d'ufficio. Potrebbe dover rispondere di danno erariale, perché ora il report dei vigili urbani è anche nelle mani della Corte dei conti.