Accordo tra Università di Torino e Centrale del latte valdostana «Lo so, viene spontaneo domandarsi quale legame ci sia tra l'archeologia e un caseificio». Mette le mani avanti Chiara Maria Lebole, che insieme a Giorgio Di Gangi e i loro 13 studenti del corso in Beni culturali dell'Università di Torino portano avanti da tre anni uno scavo a Orgères, ai 1665 metri della Valle D'Aosta, vicino al valico del Piccolo San Bernardo. E che hanno appena siglato un accordo con la soprintendenza e la Centrale Laitière di Aosta. Lo scopo è realizzare un formaggio col logo degli scavi e così finanziare quello che è un caso di «archeologia pubblica»: scavi aperti, conferenze e laboratori. Il crowdfunding Professori e studenti lavorano gratis, dormono nelle palestre - chiedendo ospitalità alle scuole o agli alpini - ma le analisi in laboratorio, come la termoluminescenza, e le ruspe per portar via la terra costano. Si sono inventati di tutto per trovare i fondi. Dal crowdfunding, la questua online, che l'anno scorso ha fruttato 5500 euro, alla stampa di magliette, andate a ruba dopo che Roberto Vecchioni ne ha indossata una in un concerto in Valle. Ancora gli «archeopuzzle», coi cocci di vasi realizzati nei laboratori con i bambini. «E' un settore con pochissimi fondi pubblici», dice Lebole. Ma perché l'accordo proprio per un formaggio? Ad Orgerès c'erano solo pochi massi che spuntavano dal terreno. Gli studenti hanno tirato fuori resti che vanno dal I secolo fino alla II Guerra Mondiale. «Principalmente, dal XIII secolo, era una stalla. Stanziale e non stagionale, visto che abbiamo trovato le ossa di capretti e agnelli». Hanno anche scoperto una fusaiola in pietra, per lavorare la lana. «La produzione dei formaggi era una delle voci più redditizie per i pascoli d'altura». E come ogni buon Indiana Jones, gli studenti oltre a scavare hanno scartabellato ogni documento. Tantissimi i legami coi formaggi. Se ne produceva uno a pasta cotta e pressata, antenato della toma, e uno grasso a pasta molle. Spesso, era venduto in cambio di sale, essenziale per conservare prodotti caseari. Nel 1263 i Savoia acquistarono i diritti di utilizzo della strada del Piccolo San Bernardo. La partnership La partnership tra azienda e ateneo è un ponte tra passato e presente, per scoprire tradizioni ancora vive. «Vogliamo fare una parte della stagionatura del nostro Bleu d'Aoste in una cantina a La Thuile, comune dove si trova Orgerès», spiega Franco Moggi, della Centrale Laitière. Come si chiamerà il nuovo formaggio? «Per legarlo agli scavi, potremmo chiamarlo "la Cave d'Orgerès"». Il logo dovrebbe essere una moneta del vescovo di Mantova rinvenuta nello scavo. Si tratta di un formaggio erborinato, con le muffe. «È una tecnica sviluppata più in Francia, ma questi territori erano un tutt'uno, c'era un canale diretto con Chambéry». L'accordo tra Università, Centrale del latte e Soprintendenza prevede una mostra, visite al cantiere e al caseificio, «merende dell'archeologo», per degustare i formaggi mentre gli studenti raccontano la storia di un villaggio alpino medievale. Il tutto mentre intorno, ancor oggi, pascolano le vacche.