ROMA - Paradosso all'italiana: si scongiurano i tagli al Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo, ma i finanziamenti al cinema sono bloccati. Dopo il Senato, anche la Camera ha sancito il reintegro dello stanziamento del Fus per il 2005. Lo Spettacolo potrà dunque contare su 464 milioni, la cifra più bassa degli ultimi anni (erano 500 nel 2004, 506 nel 2003), ma le paventate decurtazioni non ci saranno. Intanto, per effetto del pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge Urbani, restano congelati una quindicina di film (di Monicelli, Archibugi, Bellocchio. Luchetti, Olmi tra i registi colpiti) che avevano già ottenuto il credito ma, per ora, non vedranno un solo euro. Per non parlare degli altri che aspettano il verdetto della commissione. Da una parte si esulta: «La nostra opera di convincimento a tutti i livelli, attuata in maniera congiunta con il ministro Buttìglìone, badato i suoi frutti», dice il sottosegretario Nicola Bono, commentando il reintegro del Fus. E lo stanziamento del 2006, del 2007 e del 2008? «Sarà necessario organizzare subito un'analoga strategia d'intervento». Tradotto dal politichese significa che il rischio di nuovi tagli è tutt 'altro che campato in aria. Tra la gente dì cinema, invece, si piange: la Consulta si è pronunciata in seguito al ricorso di due Regioni, Emilia e Toscana, e l'industria, prostrata da un semestre di incassi in picchiata, subisce un'ulteriore mazzata. Con previsioni decisamente fosche: il numero di film prodotti quest'anno potrebbe non superare la quarantina (a fronte, tanto per guardare l'erba del vicino, dei trecento realizzati in Francia e perfino dei settanta made in Argentina). Anìca e Agis spediscono lettere aperte a Berlusconì, Letta, Pera, Casini. L'Anica chiede un decreto legge per colmare il vuoto legislativo e consentire all'industria di non fermarsi: Buttigliene lo starebbe preparando. A Venezia l'Agis organizzerà gli "stati generali" dello Spettacolo, per denunciare lo stillicidio di fondi, «la costante disattenzione delle istituzioni», la mancata riforma del settore. In poche parole, il copione si ripete e il cinema è sempre più scoraggiato.