Forse è un po' troppo scomodare San Francesco: «Chi lavora con le mani è un lavoratore. Chi lavora con le mani e la testa è un artigiano. Chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista». Alessandro Valentini, 40 anni, titolare di un piccolo ma pregiato laboratorio orafo in via Leonina, si mette a ridere, poi però diventa subito serio: «L'ispirazione è la stessa. Amo questo lavoro, che la mia famiglia fa da tre generazioni (il padre Maurizio, 79 anni, è tuttora attivo nel suo, di laboratorio, in via Brunetti, ndr). Non vorrei mai farne un altro». Alessandro è il continuatore di una tradizione romana antichissima: la tecnica della "cera persa" per creare pregiate sculture in bronzo, ottone, rame, oro, argento, fu inventata dagli antichi imperatori ma soprattutto perfezionata da Benvenuto Cellini, che una volta trasferitosi a Roma da Firenze nel 1529 per lavorare per papa Clemente VII, creò una vera e propria scuola. Funziona così, nelle parole di Alessandro: «Si comincia creando una scultura in creta, la cosiddetta "formaccia", e da essa un calco in gesso. Questo viene riempito di cera, ottenendo un'altra scultura uguale a quella iniziale su cui lavoriamo di fino con dettagli e arricchimenti. Finché la immergiamo in un nuovo calco, stavolta con un buco, e la riscaldiamo fino a 700 gradi. La cera si liquefa ed esce piano piano dal buco del calco, si "perde" appunto. Resta una cavità nel blocco di gesso: coliamo il metallo, e quando si raffredda smantelliamo il gesso. Infine col cesello perfezioniamo l'opera». Nella sua bottega nel rione Monti, Alessandro crea e realizza statuette ma poi restaura gli angoli in metallo dei mobili antichi, i lampadari, i fregi, statue più grandi. Le sue creazioni possono essere disegnate ad hoc con tratti moderni («sono oggi le più richieste») ma anche riprodotte da disegni antichi, «per carità, dicendolo che sono fatti oggi», precisa. Tecnicamente si definisce "bronzista" perché questo, insieme all' ottone, è il metallo che usa di più, ma «ora faccio anche il gioielliere perché negli anni mi sono messo a fabbricare ornamenti, bracciali, spille, collane per qualche couturier italiano o straniero». Sempre con la tecnica della cera persa, «che non s'impara sui libri ma viene tramandata da una generazione all'altra». Nei progetti, c'è la collaborazione con qualche artista per creare una linea di gioielli originali da vendere con un proprio marchio, «oltre alla collaborazione con diversi architetti, il lavoro tra l'altro di mia moglie, per iniziative di interior design raffinato». Intanto, Alessandro è stato chiamato ad restaurare la fontana dei satiri di Giovanni Nicolini, a villa Borghese: «Si trattava di ricollocare e riqualificare la testa del satiretto rubata vari anni fa e poi ritrovata. Abbiamo anche restaurato oggetti sacri di alcune chiese di Roma tra cui due candelabri del Pollaiolo per la Fabbrica di San Pietro». Ora Alessandro non è più solo nel suo laboratorio ma con lui lavora l'apprendista («e ormai anche qualcosa di più») Laura Antonellis: «Lei ha iniziato studiando storia dell'arte e conservazione dei beni culturali, poi si è interessata al mio mestiere quasi per caso ed è oggi fondamentale per il mio progetto. Mi conforta vedere qualche giovane che si avvicina al nostro mondo affascinante».