Ieri il confronto con ateneo e ordini: ad aprile parte il lavoro TRENTO. Usando termini calcistici, lo schema sarà «4-4-4». Vale a dire: quattro rappresentanti dell'amministrazione comunale, quattro degli ordini professionali (di fatto, i presidenti di architetti, ingegneri, geologi e dottori forestali e agronomi) e quattro dell'ateneo. Con all'interno di quest'ultimo gruppo anche il «regista» del team: il docente Mosè Ricci. Ma non sarà una formula fissa: l'équipe mista che si occuperà di elaborare il nuovo Piano regolatore generale potrà infatti, di volta in volta, cambiare la composizione a seconda delle esigenze e degli argomenti affrontati. La questione è stata definita ieri pomeriggio, nel primo incontro a tre convocato dal sindaco Alessandro Andreatta tra ordini professionali, Comune e Università. Sul tavolo, l'accordo «di metodo» che i vari soggetti dovranno sottoscrivere a breve e che definirà, in sostanza, «chi dovrà fare cosa» nel percorso di costruzione del nuovo Prg. «La presenza di una équipe ha spiegato il primo cittadino al termine dell'incontro rende questo percorso innovativo. Non è stato facile né banale metterlo insieme». L'accordo, consegnato ieri dal sindaco, ora dovrà essere analizzato dagli ordini (ieri sera il testo è stato sottoposto al parere dei consigli di architetti e ingegneri). Per arrivare a stretto giro di posta a una condivisione ufficiale: il primo cittadino ha indicato, come limite, un tempo di quindici giorni. In questa fase, gli ordini e l'Università dovranno individuare al loro interno i soggetti che comporranno l'equipe. Poi, nel corso del mese di aprile, si partirà con il lavoro vero e proprio. Che dovrebbe portare secondo la scaletta dettata dal sindaco a definire gli obiettivi di Piano entro settembre. Ma come si articolerà l'attività dell'équipe? Lo schema di lavoro è stato prospettato, in una precisa tabella inviata nei giorni scorsi ad Andreatta, dagli ordini professionali. Che anche ieri hanno voluto mettere ben in chiaro un aspetto: «Gli ordini hanno spiegato parteciperanno al tavolo con il ruolo di consultazione e supporto. Non si tratta di un'attività professionale». La responsabilità dell'esecuzione del Piano regolatore, in sostanza, sarà dell'ateneo e soprattutto dell'amministrazione comunale. Con qualche dubbio, ancora, da parte dei professionisti sulla partecipazione di borsisti, dottorandi e assegnisti di ricerca. «Ciò che maturerà con il Prg ha sottolineato ancora Andreatta, proprio su questo aspetto potrà entrare nella didattica e della ricerca dell'ateneo, in un rapporto di reciprocità tra Comune e Università già avviato».