Cinquanta metri lineari di carte, dimenticate per anni nei locali di una ditta di traslochi della provincia pisana. Lettere e documenti inediti firmati da Garibaldi, Mazzini, Ricasoli, Guerrazzi, ma anche da Mussolini, Croce, Salvemini, Filippo Turati, Antonio Labriola di Marco Gasperetti Garibaldi e Mazzini ritratti assieme Garibaldi e Mazzini ritratti assieme shadow 240 1 Cinquanta metri lineari di carte, dimenticate per anni nei locali di una ditta di traslochi della provincia pisana. Lettere e documenti inediti firmati da Garibaldi, Mazzini, Ricasoli, Guerrazzi, ma anche da Mussolini, Croce, Salvemini, Filippo Turati, Antonio Labriola. Sono il tesoro «perduto» e poi finalmente ritrovato del Risorgimento del Post Risorgimento. Migliaia di testimonianze (missive, stampe, foto, cimeli) che in questi giorni gli studiosi della Scuola Normale di Pisa stanno riscoprendo, analizzando e catalogando. E la prima sensazione, davanti a quel patrimonio custodito di una sala del Palazzo della Canonica, in Piazza dei Cavalieri a Pisa a due passi dalla sede storica della Normale, è di osservare un tesoro sepolto che affiorando ci regala straordinari bagliori. Sono gli archivi della Domus Mazziniana, che grazie a un accordo tra Normale, Mibac e sovrintendenza archivistica della Toscana, non solo torneranno interamente fruibili al pubblico, ma stanno regalando agli studiosi inediti. Come la lettera, struggente, di Maria Drago, la madre di Giuseppe Mazzini, nella quale l'amore filiale si confonde con l'amor di patria. Maria teme per la vita del figlio, percepisce che il destino irreparabile sia pronto a colpire, eppure lo incita a «perseverare nell'agitazione repubblicana». Straordinaria, poi, la missiva firmata da Giuseppe Garibaldi il 3 luglio 1867, nella quale chiede all'amico Giuseppe Dolfi, sorprendente figura di fornaio e intellettuale fiorentino, l'ordine di alcune camice rosse «dimandate alle signore Italiane incaricandole di inviarle a voi. Ditemi se non avete difficoltà di riceverle». Le camice rosse Le camice rosse sono la divisa delle truppe di Garibaldi che sta progettando nuove imprese nello Stato Pontificio, «preparatorie» alla Breccia di Porta Pia del 20 settembre del 1870. «Sono carte fondamentali per comprendere ancora meglio il periodo risorgimentale e post risorgimentale che si allunga sino all'avvento del fascismo spiega Daniele Menozzi, docente di Storia contemporanea alla Normale e presidente del centro archivistico . Ci troviamo di fronte a migliaia di documenti che stiamo catalogando e mettendo in ordine e questi documenti sono una continua sorpresa». Come la lettera che un giovane e squattrinato Benito Mussolini invia nel 1904 da Losanna ad Arcangelo Ghisleri, professore e giornalista, mazziniano convinto e fondatore di Cuore Critica, giornale che poi lascerà al socialista Filippo Turati che trasformerà in Critica Sociale, la prima grande rivista socialista. «Egregio Professore, venerdì della settimana scorsa le ho spedito la trascrizione unitamente all'originale e una mia lettera. scrive preoccupato Mussolini in cerca di un lavoro come traduttore di tedesco - Non ho ricevuto notizie, né sì né no, se il manoscritto le è giunto. Favorisca rispondermi affinché, se trattasi di disguido postale o di abuso poliziesco alla frontiera (non è la prima volta) si possano fare le pratiche del caso». «Mussolini non perseguitò l'antifascista» Ghisleri aiuterà Mussolini che si sdebiterà con il Professore, che sempre si dichiarò antifascista, non perseguitandolo. «Stiamo analizzando anche le foto e cimeli con i quali Ghisleri voleva realizzare un museo iconografico del Risorgimento in Svizzera rivela il professor Menozzi -. Chiese e ottenne il materiale dai principali protagonisti risorgimentali, tra i quali Cairoli, Crispi, De Pretis, Garibaldi». L'archivio sarà anche digitalizzato e il grande database potrà essere consultato via Internet da tutti.
Corriere della Sera
17 Marzo 2017
PISA - Garibaldi, Mazzini, Mussolini le lettere dell'archivio perduto
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