Leggendo i giornali mi sono trovata in un dejà vu, ricorrente. Per le grandi navi e la Laguna di Venezia, mi è sembrato che tutto fosse precipitato in una voluta confusione. Mentre il ministro dell'Ambiente aveva appena firmato, dopo 5 anni, l'unica Via positiva al Progetto Venis Cruise 2.0 che ha seguito tutte le procedure stabilite, il ministro delle Infrastrutture si attestava su una ultima proposta, la più interna possibile alla laguna, per assicurare forse agli operatori turistici il calendario delle crociere, in spregio al decreto Clini Passera concernente "Disposizioni generali per limitare o vietare il transito delle navi mercantili per la protezione di aree sensibili nel mare territoriale" (santuario dei cetacei e Laguna di Venezia). Delrio, alla Borsa di Milano, annunciava questa nuova vecchia proposta come intelligente e delicata. Ecco la cronistoria delle posizioni di Delrio circa le alternative. Nel 2014 proponeva l'adeguamento del canale Contorta, nel 2015 lo del scavo canale e isola delle Tresse, nel 2016 Marghera (aula question time al deputato Marcon) in area Syndial o similari, nel 2017 l'adeguamento di tutto il tratto Bocca di Malamocco, canale industriale, canale Vittorio Emanuele (annunciato alla Borsa di Milano). Il ministro Delrio informa che questo progetto sarebbe predisposto in collaborazione con i ministri dell'Ambiente e dei Beni culturali, cioè i ministri i cui Ministeri dovrebbero esercitare il controllo di competenza. Sarebbe una sfida temeraria proporre di arrivare alla Marittima dalla Bocca di Malamocco sostenendo che sia una soluzione davvero praticabile e compatibile con la sicurezza dei traffici, dei navigli e dei passeggeri, per non parlare della compatibilità ambientale. L'adeguamento del Contorta è stato bocciato, lo scavo delle Tresse mai formulato, mai nati i progetti a Marghera. Ora il tracciato da Malamocco alla Marittima si snoda per un percorso di 25 chilometri, esige uno scavo di adeguamento di 7 -8 milioni di metri cubi di fanghi tossici che deve essere sottoposto a Via. Su questa rotta, che rimane l'unica via di accesso alla Laguna e al Porto, verrebbe concentrato tutto il traffico, quello delle nuove grandissime navi da crociera, allineate in convoglio, per una percorrenza con rimorchiatori per almeno due ore, e tutto il traffico commerciale. Il risultato di questa concentrazione, già discusso sia dalla Capitaneria di Porto (nota del 2012) e dalla stessa Autorità Portuale (70 pagine nello Studio per dimostrare la bontà del Contorta) è quello certo di affossare il Porto commerciale e industriale. È evidente che sembra si tenda al solo unico obiettivo di prolungare, sine die, il passaggio per il Bacino di San Marco. È bene invece ricordare che in base all' Atto di indirizzo del governo, la conclusione della procedura di Via è alla base della individuazione del progetto che rappresenta la soluzione alternativa che mette fine alla fase transitoria del Clini Passera, (come anche dice una sentenza del Consiglio di Stato). Si apre la fase della realizzazione che deve avanzare secondo le norme e senza pregiudizi, come esplicita invece il nuovo presidente dell'Autorità portuale, che si presenta molto poco cauto nella gestione di un caso delicato, unico e complesso come Venezia. () ex docente Iuav ex componente Commissione Via
La Nuova Venezia
13 Marzo 2017
VENEZIA - Grandi navi tra soluzioni e rischi per il porto commerciale
AN
Andreina Zitelli
La Nuova Venezia
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Bene culturale
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