TRA i destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari prevista dall'ordinanza del Gip c'è anche l'archeologa Adele Campanelli, ex soprintendente ai Beni archeologici delle province di Benevento, Caserta e Salerno, e recentemente nominata direttrice del Parco archeologico dei Campi Flegrei, diventato museo autonomo. Dell'archeologa si parla nelle carte dell'inchiesta che ha provocato un terremoto nell'ambiente accademico e del restauro e conservazione dei monumenti, a proposito della realizzazione del Museo archeologico dell'Area Flegrea nei padiglioni 7 e 8 della Mostra d'Oltremare da ristrutturare. Sarebbe stata l'archeologa, nata a Roma, laureata alla Sapienza, che vive a Salerno e ha lavorato incessantemente al recupero dei Campi Flegrei e per Pozzuoli, a "segnalare" l'archeologo Antonio De Simone, che insegna all'Università Suor Orsola Benincasa, per un incarico da conferirgli di progettazione archeologica. Adele Campanelli avrebbe poi, sempre secondo i pm, parlato a La Regina di una società, "Percorsi di Luce srl", il cui legale rappresentante era Francesco Capotorto, che ha ideato la omonima manifestazione alla Reggia di Caserta. Così facendo l'archeologa «nell'esercizio delle sue funzioni e dunque di pubblico ufficiale» è stata accusata di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio. Il gip ha contestato alla soprintendente il reato in concorso con l'imprenditore Guglielmo la Regina e con i due beneficiari della "raccomandazione". «La Campanelli, scrive il giudice che ha firmato l'ordinanza sapeva che La Regina era a conoscenza degli atti progettuali, prima che il progetto fosse bandito, perché era di fatto coinvolto nella progettazione ». Per questa ragione, dice il giudice, quando gli segnala la società e l'architetto che dovevano partecipare all'appalto «è consapevole di indicare nominativi per la partecipazione ad una gara alterata in radice ». Pertanto, «alla luce di tali argomentazioni non è revocabile il dubbio che sussiste nei confronti della Campanelli un grave quadro indiziario del reato di turbativa d'asta». L'accusa, infatti, sostiene che il parere per la realizzazione del progetto da parte della soprintendenza sia stato «emesso in violazione dei doveri di imparzialità della pubblica amministrazione ». A tal riguardo è stata sentita anche Loredana Di Giovanni, gola profonda degli inquirenti, nell'interrogatorio del 20 ottobre del 2016. «La gara della Mostra d'Oltremare, quella relativa ai padiglioni 7 ed 8, è stata interamente truccata da Guglielmo La Regina ha detto Di Giovanni ai magistrati Ma devo dirle che poi questa volta non è stata aggiudicata alla ditta prescelta a causa delle perquisizioni del 20 luglio 2015. Guglielmo La Regina aveva un contatto diretto con un dipendente della Mostra d'Oltremare con funzioni di direttore amministrativo, nonché con il presidente della stessa e parlava direttamente con loro».