PAOLINA Bonaparte. L'abbiamo vista tutti a tre dimensioni, nuda e candidamente sfrontata sull'agrippina dove, appena venticinquenne, la immortalò Canova, nei panni di Venere Vincitrice: alla Galleria Borghese di Roma o, in copia, nella vetrina principale di qualche antiquario. Paolina priva di complessi. Paolina dai seni piccoli e orgogliosi che, protetta dal suo cognome e dall'eredità dei Lumi, si fa Afrodite per lo scalpello dello scultore di Possagno. Corteggiata, concupita, accudita da quanti, per passione patriottica, scelta politica o semplice opportunismo, vedevano in lei anche il riflesso del potente fratello. Unica delle sorelle di Napoleone poteva, grazie al matrimonio con Camillo Borghese, celebrato a Parigi nel 1803, vantare il rango di principessa romana. Durante l'impero preferì vivere a Parigi, alternando soggiorni a Torino presso il marito, che aveva avuto la carica di Governatore del Piemonte, a brevi permanenze romane, a Palazzo Borghese, dove era conservato, nella camera di Camillo, il capolavoro canoviano. Solo dopo la caduta del fratello, nel 1815, si trasferì definitivamente a Roma. Abitò nella residenza maritale, ma in un appartamento separato da quello di Camillo. E l'anno successivo acquistò, presso Porta Pia, la villa appartenuta al cardinale Silvio Valenti Gonzaga, rinnovandola totalmente per aprirla agli amici e ai mondani di qualità. Della sua ospitalità, Lady Morgan, celebre viaggiatrice inglese e fervente bonapartista, scrisse: «Di tutte le ville che possiede la famiglia Borghese, una sola è abitabile, una sola offre la proprietà inglese, l'eleganza francese e il gusto italiano, uniti nella maniera più felice: quella di Paolina Bonaparte Borghese, ornata, mobiliata e restaurata dalla Principessa». Eppure, un altro buen retiro può forse vantare le stesse caratteristiche, la casa di Viareggio dove Paolina visse la sua ultima, breve storia d'amore con il musicista Giovanni Pacini. Due stagioni intense, fra il 1823 e il 1824, prima di ritirarsi, abbandonata dall'amato, a Firenze, a villa Montughi, dove morì nel 1825, a soli quarantacinque anni. E ora, con il titolo Il Rifugio di Venere (La Villa Paolina Bonaparte di Viareggio), si apre ai visitatori, da oggi fino al 4 settembre, proprio quell'amabile dimora, che la prediletta da Napoleone fece costruire secondo precise indicazioni nel 1822 ai limiti settentrionali della città, isolata, sulla riva del mare. In mostra gli ambienti, i mobili, le suppellettili, i quadri che ricreano suggestioni e atmosfere profondamente e squisitamente paoliniane. Chi entra e passeggia, avrà l'impressione, grazie alla ricostruzione scenografica operata nei differenti spazi, di trovarsi davvero a casa Bonaparte. L'arredamento è lo stesso scelto e agito da Paolina: la sala da pranzo, la camera da letto, la sala della musica, la biblioteca, il boudoir. Un discorso articolato, altalenante, pieno d'esperienze e sfumature spira dagli oggetti personali della padrona, prestati alla mostra dal Museo Napoleonico di Roma, dai Musei Nazionali delle Residenze Napoleoniche dell'Isola d'Elba, dall'Archivio di Stato di Firenze, dagli Archivi del Comune di Viareggio e dell'Istituto Matteucci di Viareggio (detentore dell'inventario della Villa che ha permesso la riedizione degli ambienti), da alcune collezioni private. Non la principessa Borghese, né la sorella di Napoleone ci accompagnano all'uscita alla fine della visita, bensì Paolina. Donna di classe, ma anche femmina frivola, spendacciona, sensibile, fragile, non di rado "dolorosa". Che portava al collo un pendente con dentro una ciocca dei capelli del fratello e regalò all'ultimo, ingrato amante, il Pacini, un anello con inciso sulla pietra il motto Ma hardiesse vient de mon ardeu. Che sapeva indossare con piglio assolutamente principesco il prezioso manto in velluto, ricamato d'oro a foglie d'ulivo, documentato da mille ritratti. E che, per contrasto, scriveva appunti e brevi pensieri su un tenero taccuino di marocchino rosso e oro. Paolina Borghese Bonaparte. La sua toeletta, manifattura Biennais-Parigi, racconta i segreti di una mai sfiorita bellezza. Le lettere scritte a Camillo Borghese, la civiltà di un rapporto coniugale costruito e sviluppato secondo canoni di indipendenza reciproca, come l'epoca consentiva a uomini e donne di classe elevata. Il testamento, infine, dove la famosa seduttrice si dimostra anche persona di grande generosità, capace di disporre lasciti e ricordi per molti amici, e ansiosa di lasciare la villa di Viareggio in buone mani, cioè all'amata sorella Carolina. Del resto a chi, se non a un parente carissimo, avrebbe potuto donare il nido d'amore in cui, prostrata per la morte di Napoleone, si lasciò consolare dal giovane catanese Giovanni Pacini, di ben quindici anni più giovane di lei? Paolina Borghese Bonaparte, Venere Vincitrice. Fino all'ultimo. Annota il biografo: «Il 9 giugno 1825, sentendosi vicina a morire, si fece abbigliare nel suo splendido vestito di corte. La chioma venne acconciata come per un ballo imperiale alle Tuileries e la cipria e il rossetto colorirono il suo viso che aveva perduto il bell'incarnato naturale. Le braccia, il collo e il petto, erano coperti di perle e diamanti. Un'ultima offerta votiva al corpo tanto adorato? O forse un altro pensiero le attraversò la mente capricciosa? Ricordò Paolina le personificazioni della morte che le arti e le lettere ci offrono? Pensò dunque di affrontarla come aveva sempre affrontato e vinto gli uomini nella vita, con le armi della bellezza? Chiese uno specchio ed osservò la sua immagine per l'ultima volta. Quando la morte sopraggiunse, lo specchio lo stringeva in pugno».
L'ultimo letto di Venere
Paolina Bonaparte, figlia di Napoleone, visse una vita di lusso e di eleganza. Dopo il matrimonio con Camillo Borghese, divenne principessa romana e preferì vivere a Parigi. Dopo la caduta del fratello, si trasferì a Roma e acquistò una villa a Viareggio, dove visse con il suo amante, il musicista Giovanni Pacini. La villa, ora aperta al pubblico, mostra gli ambienti e gli oggetti personali di Paolina, che erano stati donati alla mostra dal Museo Napoleonico di Roma e da altre collezioni private. La mostra racconta la personalità di Paolina, che era donna di classe, ma anche frivola, spendacciona e sensibile.
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