TRENTO La riforma sta comunque facendo discutere e solleva giudizi contrastanti anche all'interno dello stesso ente. È il caso del Museo civico di Rovereto. La scorsa settimana, il direttore Franco Finotti aveva sottoscritto, insieme ai colleghi del Museo diocesano di Trento e del Museo della Guerra di Rovereto un documento insieme molto analitico e molto critico nei confronti della riforma. Una presa di posizione da cui prende nettamente le distanze il presidente della Fondazione Museo civico, Giovanni Laezza. «Ci tengo a precisare che Finotti ha espresso posizioni personali che sono antitetiche rispetto a quelle della Fondazione che rappresento. Dall'assessore ho ricevuto ampie garanzie sulla futura autonomia del museo». Insomma, per Laezza la riforma di Mellarini è da promuovere a pieni voti. La collaborazione con il direttore, però, non viene messa in discussione. «È nelle sue facoltà commenta il presidente esprimere valutazioni personali». Ieri, intanto, sono proseguite le audizioni nella quinta commissione. Un'adesione entusiastica alla riforma Mellarini è arrivata dal direttore del Mart, Gianfranco Maraniello. «Il disegno di legge contiene elementi di grande interesse anche perché è finalizzato a rendere più incisive e organiche le scelte fatte per il Mart come polo dell'arte contemporanea. Obbliga a fare chiarezza e a favorire la creazione di un sistema museale integrato». Forse, ha aggiunto Maraniello come esempio, è l'occasione buona per divedere i rapporti con la Civica di Trento, il Museo di Riva, lo stesso Civico di Rovereto. Si deve inoltre puntare anche sull'integrazione dei servizi a partire dal tema centrale della comunicazione. Una necessità di coordinamento che porta vantaggi economici ma anche una maggiore efficacia. Il direttore del Mart ha concluso affermando che la riforma contiene elementi addirittura esaltanti perché va nella direzione della creazione di un polo culturale complessivo. Seconda audizione quella dell'università con la presenza dei professori Mario Gozzi, Patrizia Cordin e Andrea Giorgi. Cordin ha insistito sulla necessità di conservare il dialetto, ma questo va fatto con criteri scientifici. Sulla legge Mellarini Giorgi ha affermato che le modifiche apportate vanno nella direzione dei cambiamenti in atto a livello nazionale, ma ha presentato alcuni suggerimenti puntuali il più importante sul Centro S.Chiara. Il ddl, ha detto, assegna a questo ente un ruolo centrale ma andrebbe avviata una riflessione perché si rischia di concentrare troppo potere nelle sue mani. Gozzi ha aggiunto che il ruolo dell'università, soprattutto dei docenti, è un po' sottovalutato. Il coordinamento dei bibliotecari del Trentino ha chiesto che non venga modificato l'impianto nato 40 anni fa che ha fatto delle biblioteche trentine un'unica biblioteca, ma, preservando questa intuizione, c'è bisogno di una buona rete anche per superare i limiti indotti da calo delle risorse. Il presidente della Società degli studi di scienze storiche, Marcello Bonazza, ha criticato la scarsa attenzione alle ricadute sociali della cultura.