Denunciate cinque persone che li vendevano ad appassionati Tremila «pezzi di storia» di epoca romana e tardo romana sono stati recuperati in un'operazione messa a segno dal Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Venezia e dalla compagnia di Verona. Cinque le persone indagate per ricettazione, due coppie di bulgari e un italiano del centro-sud che avevano affari con la nostra città, da sempre luogo di appassionati d'arte e di archeologia. Nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri dal capitano Corrado Catesi del Nucleo veneziano e da Giuseppe Serlenga della Compagnia non sono stati forniti molti dettagli per capire in che termini Verona entrasse a far parte della vicenda. Ci sono ancora indagini in corso, per questo viene mantenuto il riserbo. Di certo ci sono soltanto i cinque indagati, persone che hanno a che fare con il mondo dell'arte e dell'antiquariato, cui sono stati sequestrati pezzi di cui non hanno saputo indicare la provenienza. Per legge ogni pezzo d'antiquariato dev'essere accompagnato da un certificato che ne indichi la provenienza. Nessuno, né i bulgari, né l'italiano l'avevano per monete, fibbie, statuette, monili e un'ascia quest'ultima dell'epoca del Rame. I carabinieri adesso dovranno accertare se la merce sequestrata sia stata sottratta in musei, oppure da scavi non auto; rizzati. E la ricerca sarà lunga. Bisognerà fare approfondimenti in Bulgaria. E appurare quali fossero i contatti veronesi con i trafficanti d'arte che per ora restano soltanto indagati a piede libero per ricettazione. Impossibile stabilire il valore della merce che, come ha sottolineato il capitano Catesi, decontestualizzata dal luogo di ritrovamento, diventa oggetto di pura passione per cultori del genere. Le persone fermate secondo i carabinieri non hanno contatti tra loro, agivano in maniera separata e viaggiavano con la merce al seguito, in auto, trattandosi nella maggior parte dei casi di oggetti piccoli o piccolissimi come una moneta o un amuleto. Le indagini andavano vanti da un mese. Finiti gli accertamenti se la merce recuperata risultasse di provenienza italiana verrebbe catalogata e consegnata a musei. Se fosse bulgara, sarebbe restituita al Paese di appartenenza.