ROMA. Accade tutti i giorni in tutte le città. Per protesta, per disperazione, per salvare la bellezza, per non morire, invece, soffocati dalla mondezza. Chiamatela, se volete e per gioco, "Italia della ramazza". La verità invece è che, grazie a questo movimento civico, ci sono pezzi d'Italia che vengono sottratti al degrado, che sia un giardino pubblico salvato dalle siringhe o una scuola le cui pareti tornano bianche. Ieri mattina, discretamente, anche un cantante famoso come Francesco De Gregori si è unito agli abitanti del suo quartiere per ripulire le strade e le piazze invase da rifiuti e sporcizia, nell'assedio iroso di gabbiani, cornacchie e piccioni. Un quartiere, Prati, ricco e borghese, ma non importa, a Roma la mondezza è democratica, è ovunque, dal centro dalla periferia. E così "l'Italia della ramazza" è tornata alla luce: ossia migliaia di cittadini riuniti in una galassia di associazioni piccolissime o grandissime, tra condomini, municipi e onlus che tengono ogni giorno pulito il loro pezzo di città. Dagli "Angeli della bellezza" a Firenze, duemila volontari che non spalano fango ma ripuliscono monumenti e aree verdi, ai ragazzi di "Pollici Verdi" di Scampia, dalle squadre antigraffiti di Bologna addestrate dalla soprintendenza alla task force per i muri puliti di Milano. Perché un conto è la street art, un conto gli sfregi. Un'immenso cantiere di cittadinanza attiva, che racconta un'Italia solidale fatta di famiglie, ragazzi, pensionati, decisi nel loro piccolo a salvare il mondo. C'è chi recupera, come a Palermo, antichi mercati, ci sono i detenuti del carcere di Marassi inviati a pulire il torrente Bisagno, i comitati di quartiere che a Roma come altrove cercano di strappare il verde all'incuria, creando a volte incredibili orti e aiuole metropolitane. Un esercito che si sostituisce però a Comuni inadempienti o con le casse vuote, a servizi giardini sempre più incompetenti e flagellati dai tagli. Eppure, spiega Rebecca Spritzmiller, fondatrice di "Retake", una delle più grandi onlus che in Italia si occupano di recupero e di lotta al degrado, «noi dobbiamo tenere pulite le nostre città non soltanto perché le istituzioni non ce la fanno, ma soprattutto perché strade e giardini ci appartengono ». È bella la storia di Rebecca, docente universitaria americana trapiantata in Italia da oltre trent'anni, che un giorno del 2009 decise di pulire, insieme al figlio, le strade intorno alla sua abitazione nel quartiere Africano a Roma. «Da quel giorno, soltanto con il passaparola, il nostro gruppo è cresciuto in modo esponenziale, il primo grande raduno per pulire la città fu nel 2010 a Villa Borghese ed eravamo in 200. Oggi, grazie a Facebook, siamo una community di 40mila persone, siamo in tutta Italia, ma anche in ogni quartiere ». I volontari di "Retake", le cui parole d'ordine sono "lotta al degrado e diffusione del senso civico", si riconoscono facilmente perché hanno la pettorina blu, ma spesso anche perché sono ragazzi e bambini. «La più importante tra le nostre attività racconta la fondatrice di "Retake" è l'educazione civica nelle scuole. Facciamo lezione ai ragazzi di 15mila istituti, con la sponsorizzazione della "Boeing" proprio per trasmettere loro il valore di prendersi cura della loro città e della loro scuola. E poi usciamo con loro a pulire effettivamente strade, piazze, giardini e monumenti». Ma la galassia del volontariato è immensa. A Roma ci sono, addirittura, gruppi di cittadini che asfaltano da soli le buche che bombardano la Capitale, o provano a dare la caccia a roditori e piccioni che infestano cassonetti e marciapiedi. Una lotta quotidiana insomma contro il degrado, la bruttezza e l'incuria.