DOPO LE SANZIONI E LA CHIUSURA DEI QUATTRO DI PIAZZA SOLFERINO «CAMBIAMO il regolamento, è troppo vecchio e va aggiornato». Le associazioni di categoria di bar, ristoranti e locali, Epat e Fiepet, chiedono al Comune di convocare al più presto un incontro per proseguire con un lavoro ormai sospeso da troppo tempo. «È attivo dal dicembre scorso - informa l'Epat - un coordinamento con l'amministrazione comunale, per affrontare il tema del cambiamento del regolamento dehors, ma non ci sono stati altri input da parte della Città». L'intervento sui dehors dopo le sanzioni e la chiusura degli spazi in piazza Solferino di quattro ristoranti, tra cui l'Ancora, Tommy Tegamino e il Solferino. «Bisogna adeguare le norme per essere più coerenti con i fenomeni attuali e non con quelli del passato, anche ai dehors», dice Claudio Ferraro, direttore dell'Epat-Ascom, che pone anche il problema delle tariffe dell'occupazione del suolo pubblico, «che vanno riviste perché non equilibrate» e la monetizzazione dall'indennizzo per i parcheggi dovuto su ogni ampliamento della superficie. Nel 2016 a Torino si contavano 1.390 dehors, mentre quelli stagionali, che durano un massimo di 270 giorni, sono stati 688. E l'incasso per Palazzo Civico? Ben 3 milioni e 885 mila euro. La Fiepet-Confesercenti chiede un incontro con l'assessore al Commercio Alberto Sacco: «La vicenda dei sequestri è la conseguenza di una normativa non più attuale, che va modernizzata. Il rispetto delle regole è fuori discussione, ma siamo di fronte a una normativa superata che non costerebbe nulla cambiare», dice il presidente Fulvio Griffa. E non si tratta di un problema tecnico: «La questione non è tecnica perché sul piano tecnico è facilmente risolvibile - sottolinea Griffa - ma di volontà politica. Che la vicenda di questi giorni serva almeno ad accelerare la riforma del regolamento». Una questiome discussa già durante l'amministrazione Fassino, ma che non è ancora stata risolta, anche se erano spuntate delle ipotesi per aggiornare un regolamento a cui si è messo mano nel 2008. «I dehors rendono Torino turistica e accogliente, fanno crescere il lavoro delle attività e incrementano le entrate del Comune - dice Griffa - rendiamo tutto il meno burocratico possibile».