«DOVE facciamo gli allenamenti? ». Si china e apre una botola. Entra in una cisterna sotterranea da 300 metri cubi d'acqua. Volte di pietra, acqua, muschio. All'ingresso di Villa Doria, a Pegli. «Qui sotto andiamo anche in canotto». Roba da Indiana Jones. «Ma nessuno si azzardi a definirci così», scherza Stefano Podestà, istruttore di speleologia, sub e alpinista, stufo del cliché che lo perseguita. «La nostra è una materia scientifica ». Quando una dozzina di anni fa ha conosciuto l'archeologa Emanuela Bosco hanno pensato di fondere le conoscenze di entrambi in una nuova disciplina che esisteva già come pratica, ma non come ricerca: l'archeospeleologia. Una materia di cui stanno codificando le procedure in un manuale richiesto dal Mibact, il Ministero dei Beni culturali che già patrocina i corsi di formazione che Podestà e Bosco fanno con la loro associazione genovese, il Csus-Centro di Speleologia Urbana Sostenibile. La loro sede è Pegli, nella torre di Villa Doria. «L'archeospeleologia è una materia che evolve dalla speleologia urbana, ovvero lo speleologo che decide di andare a scoprire cosa c'è sotto le città», racconta Stefano Podestà. Per diventare archeospeleologo bisogna passare sotto gli insegnamenti del Csus e del suo "addestramento". «Non basta essere competente in materia archeologica», assicura. «Servono nozioni di impiantistica, idraulica, edilizia. Se in uno scavo ci si imbatte in un pozzo sotterraneo pieno d'acqua l'archeologo tradizionale non può continuare. E qui che arriva l'archeospeleologo, con tutto il bagaglio pratico che mischia l'ingegneria all'edilizia acrobatica». Ecco quindi un professionista in grado di costruire un'impalcatura e un "castello di tiro" per la discesa nel pozzo. Capace all'occasione di fare il subacqueo, costruire un impianto elettrico, usare argani e sistemi di ventilazione e di pompaggio. «Potrebbe essere necessario levare ettolitri di acqua da un pozzo, magari alimentato da una falda. E il tutto senza fare danni», continua Podestà. Per far questo, assicura, non esiste un modello ma la capacità di comprendere cosa deve servire in ogni contesto. Di pari passo con l'attività formativa dell'associazione che organizza anche visite guidate per gruppi all'interno della diga di Molare (info: 3463235839) nel 2015 è arrivato il grande salto: la proposta al Mibact di creare la figura accademica di ricerca dell'archeospeleologia. Dopo un primo manuale generico il Csus sta terminando il testo che porrà le basi a questa disciplina ai più sconosciuta, ma che ha già formato una decina di persone. Le collaborazioni coinvolgono l'Università di Genova, l'Università di Sassari e un ateneo dell'Ohio. «La formazione dura almeno un anno», spiega Podestà. «E alla base ci sono ovviamente le competenze dell'archeologo. Perché se in fondo al pozzo ci sono dei reperti, bisogna essere in grado di catalogarli con accuratezza».
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Massimiliano Salvo
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