Enea, mitico "profugo" che Virgilio inventò per dare una origine nobile alla gens Iulia, trasfigurato nella persona di un profugo somalo giunto anch'egli da un mare senza confini. Una lupa albina e un coniglio, emblema la prima della Città eterna (ma anche della forza della natura che scaturisce dall'Agro Romano), la seconda simbolo di noi umani che come figli ingrati quella natura continuiamo a ferire. Le mani legate di due sante cristiane condotte al martirio in una selva di siepi di bosso. Un "nasone", la tipica fontanella pubblica di Roma, erta alle dimensioni di imponente obelisco egizio. Murales d'autore hanno trasformato in opere d'arte il cemento reso fuligginoso dallo smog del Grande Raccordo anulare, i cui mondi invisibili, celati oltre il muro del suo frastuono, sono stati raccontati nel film Sacro Gra di Gianfranco Rosi. I bucrani interpretati da Camilla Falsini all'incrocio dell'Appia Antica, per fare un esempio, restituiscono memorie dell'antica Roma, ma anche medievali. «Quei teschi di bue avvolti da corone di fiori racconta l'artista mi hanno ispirato una rappresentazione della morte intesa come rinascita. E per questo ho voluto colorarli. Per trasmettere non una sensazione cupa. Ma un'idea di vita». Quei dipinti sulle pareti di cavalcavia o all'ingresso di tunnel fanno parte del rivoluzionario progetto il primo in assoluto, ma ne seguiranno altri che l'Anas, con il patrocinio del ministero dei Beni culturali, ha voluto per dare un'anima all'anello autostradale (70 chilometri, 170mila veicoli al giorno), che corre attorno alla Capitale. Non solo manutenzione, dunque. Lasciato cadere il dibattito sul pedaggio, tramontata l'ipotesi di costruire un secondo raccordo, l'Anas ha lanciato una sfida estetica: abbellire le periferie degradate sul Gra con un investimento low cost: appena 38mila euro, affitto dei carrelli elevatori compreso. Direttore artistico di questa prima sperimentazione di arte autostradale, David Diavù Vecchiato, che ha saputo trasformare il quartiere dei suoi nonni, il Quadraro, in un laboratorio di arte urbana. Non è stato facile, per lui, rompere il muro di diffidenza degli ufffici tecnici dell'Anas. «La prima volta che mi hanno ricevuto racconta l'artista mi hanno detto: ma come, ci vieni a sporcare i muri, e vuoi anche i permessi? ». Murales e writing non vanno confusi, sottolinea Vecchiato. Fondamentale il ruolo di Ilaria Beltramme, scrittrice innamorata della sua Roma. È stata l'autrice fra l'altro di "101 Cose da fare a Roma almeno una volta nella vita" a proporre agli artisti le ispirazioni storiche. Il resto lo ha fatto l'empatia che è nata tra loro e il territorio. «Nelle periferie tagliate dal Gra conclude Vecchiato è stata tolta l'identità territoriale. Noi vogliamo che le nostre opere restituiscano ai territori i loro simboli».