Approvato in via definitiva il decreto che recepisce la direttiva Barnier sul copyright in campo musicale. Da Bruxelles però arriva un monito al governo sui benefici di un'apertura del settore. Rischio caos tra le aziende radiotelevisive ROMA - L'Italia ha una nuova legge sulla gestione dei diritti d'autore. Venerdì il consiglio dei ministri, con oltre un anno di ritardo sui tempi, ha dato il via libera definitivo al decreto di recepimento della direttiva europea Barnier sul copyright delle opere musicali. Legge nuova, nata per favorire la gestione transfrontaliera delle canzoni, sempre più importante nell'epoca di Youtube e Spotify. Ma che nella trasposizione fatta dal governo lascia saldo un principio antico, risalente addirittura al 1941: l'esclusiva riconosciuto alla Siae sul nostro territorio. In diversi punti il decreto ribadisce come quella norma, un unicum in Europa, rimanga valida. E l'impressione è che questa non sia la parola fine sulla disputa legale e commerciale che da mesi vede contrapposti il monopolista e aziende innovative come Soundreef, che hanno convinto migliaia di cantanti italiani, tra cui qualche peso massimo come Fedez e Gigi D'Alessio, a lasciare Siae. L'attività di Soundreef, che opera come società di diritto inglese, viene riconosciuta, anche se tra le righe del decreto è difficile capire fino a dove possa spingere i suoi servizi. Una apertura a metà che ha spinto la Commissione europea a scrivere al governo per ribadire i vantaggi della concorrenza. La lettera è partita della direzione generale sul Digitale della Commissione con la data dell'8 febbraio, quando la prima versione del decreto era stata trasmessa alle Camere per il loro parere. Il ministero dei Beni culturali la definisce per questo "superata", visto che la legge è stata poi corretta recependo alcune osservazioni del Parlamento. Ma in realtà le modifiche sono minime e non riguardano la parte su cui si concentra la missiva, cioè la liberalizzazione della gestione dei diritti d'autore. La Commissione ricorda al governo i benefici che l'apertura del mercato ha avuto in altri Paesi. Un messaggio che non parla di eventuali procedure di infrazione, ma che segnala come il faro di Bruxelles sia puntato sull'Italia. A seguire il dossier non sarebbe solo la direzione Digitale, riferiscono fonti comunitarie, ma anche quella Crescita, preoccupata da possibili profili di contrasto del decreto con la direttiva Blokenstein sulla libera circolazione dei servizi nei vari Paesi europei. La direttiva Barnier infatti è chiara nel ribadire la libertà degli autori di scegliere a chi affidare la rappresentanza dei propri diritti, se da un società di gestione collettiva (come la Siae o l'analoga francese Sacem) oppure da una entità di gestione indipendente (privata, come Soundreef). Il decreto approvato venerdì riconosce l'esistenza di questi secondi soggetti. Ma ribadendo valida l'esclusiva Siae, non precisa che tipo di servizi siano legittimati a offrire sul territorio italiano. Sembra che possano acquisire dagli utilizzatori, radio e televisioni, la reportistica sui brani dei loro artisti che vengono trasmessi. Ma non è chiaro se possano dare in licenza agli utilizzatori il repertorio. Mentre è escluso che possano incassare i relativi pagamenti, raccolta che resta di competenza Siae. Ma solo in presenza di un mandato da parte delle società di gestione, che Soundreef non è intenzionata a dare se non verranno garantiti tempi e modi certi di pagamento. Un caos legale che ha già avuto una prima manifestazione al festival di Sanremo, dove cinque artisti in gara erano rappresentati da Soundreef. Ma che sta provocando diversi grattacapi anche negli uffici legali delle grandi aziende radiotelevisive, che devono ora decidere se versare i diritti sulle canzoni di Fedez e degli altri transfughi a Siae oppure a Soundreef. Alla vigilia dell'approvazione del decreto molti network nazionali hanno continuato a interfacciarsi solo con il monopolista, e così dovrebbero
la Repubblica
5 Marzo 2017
Diritti d'autore, salvo il monopolio Siae. Ma la Ue scrive all'Italia: "Più concorrenza"
FI
Filippo Santelli
la Repubblica
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Bene culturale
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