«LA faremo smontare», promise l'ex assessore all'urbanistica Lorenzo Perra il primo marzo di un anno fa. «Non sono rimasto per niente contento, dobbiamo verificare come è andata e se ci sono responsabilità degli uffici le faremo emergere», giurò visibilmente contrariato il sindaco Dario Nardella alla vista di quell'orrendo antennone della Wind che svettava sul palazzo di Eataly in via Martelli, oscurando il Duomo e il campanile di Giotto. Qualche mese dopo, era luglio 2016, la responsabile ambiente della giunta, Alessia Bettini, si presentò in Consiglio comunale con un annuncio che sembrava risolutivo: «Wind si è detta disponibile a una soluzione meno impattante di quella attuale. In pratica, una riduzione di circa quattro metri, oltre ad una diversa soluzione cromatica». Parole al vento: una settimana fa l'antenna ha festeggiato il suo primo compleanno mentre ormai 240 giorni sono passati dalla svolta ventilata da Bettini. Un anno trascorso invano. Con l'antenna sempre al suo posto e un incontro, l'ennesimo, con l'azienda di telefonia, fissato dagli uffici comunali competenti tra una decina di giorni. Alla ricerca di una soluzione per quella che all'inizio era solo una figuraccia, oggi si è trasformata nel solito, inestricabile intrigo della burocrazia. Perché l'antenna è sempre lì e i diktat di Palazzo Vecchio sono finiti nel dimenticatoio? Perché l'impresa di eliminare o almeno di ridurre le dimensioni piuttosto impattanti dell'antenna appare oggi una fatica di Sisifo nonostante l'annunciata buona volontà del Comune? Dopo i durissimi propositi iniziali della coppia Nardella-Perra, la soluzione annunciata da Bettini a luglio scorso era quella di un dimezzamento del dispositivo della Wind. In pratica una riduzione da 8 a circa 4 metri. Si sono ormai svolti molti incontri tra il Comune e i tecnici per arrivare ad una soluzione. Ma la decisione finale non arriva. Sembra ormai chiaro che gli annunci iniziali del sindaco e dell'allora assessore all'urbanistica Perra erano qualcosa in più di una fuga in avanti rispetto alla praticabilità dell'operazione, in capo agli uffici comunali. Resta ora da capire se mai l'ipotesi del dimezzamento potrà divenire realtà. «Ci siamo, abbiamo trovato una soluzione: tra una decina di giorni incontriamo di nuovo la proprietà », fanno oggi sapere gli uffici. Aggiungendo un alone di suspence a una storia surreale. Con vari punti oscuri: Palazzo Vecchio si è palleggiato per mesi, nel 2015, la pratica dell'antenna e alla fine è scattato il silenzio assenso a favore della Wind. Solo a termini ormai scaduti gli uffici comunali arrivarono a formulare un parere negativo e scattò pure un contenzioso. La Soprintendenza sostenne di non poter intervenire in quanto si trattava di un palazzo non vincolato. E sarà anche vero che lo skyline da quelle altezze non è accessibile a tutti, ma un obbrobbrio simile non fa nemmeno una bella figura. Anzi fa arrabbiare: com'è stato possibile? A chi deve essere attribuito l'errore dell'epoca? Domande che lo stesso sindaco confessò pubblicamente dopo la scandalizzata denuncia dei castigatori dell'opposizione di sinistra in Palazzo Vecchio, Tommaso Grassi e Giacomo Trombi. Ma a un anno di distanza neppure questi interrogativi hanno avuto una risposta. O almeno, se poi l'hanno avuta, il Comune non l'ha fatto sapere. Grassi invece torna all'attacco: «Dove sono finite l'indignazione di Nardella e la promessa di Perra? Sono passati quasi 400 giorni e nulla è successo. Qualcuno dovrebbe delle risposte ai cittadini ancor prima che al Consiglio».