Pubblichiamo un estratto dell'intervento che il dem Walter Tocci (commissione Cultura al Senato) terrà domani alle 16.30: incontro organizzato dalla Associazione Bianchi Bandinelli (Sala Isma, piazza Capranica 72) C'ERA una volta la Soprintendenza archeologica di Roma. Era una delle migliori istituzioni culturali dello Stato italiano. Si prendeva cura dei beni con metodo integrale, a livello territoriale connettendo l'area centrale con il suburbio e a livello funzionale coniugando la tutela e la gestione. Ora, con l'ultimo decreto del ministro Franceschini, è stata frantumata in diversi pezzi, perdendo tutte le connessioni con il sistema urbano. [] Per farsi un'idea della destrutturazione in atto basta immaginare la passeggiata dal Campidoglio fino all'Appia antica, recentemente raccontata da Paolo Rumiz. Si comincia con i Fori e il Colosseo, oggi sotto la responsabilità di una nuova soprintendenza denominata "Parco archeologico". La sua competenza però si ferma a Porta Capena, dove subentra un'altra Soprintendenza di Roma appellata come "speciale", la quale però gestisce solo un piccolo tratto fino a Porta San Sebastiano. Dalle Mura infatti il cammino ricade sotto la gestione del Parco archeologico dell'Appia, il quale a sua volta opera nello stesso territorio di competenza di una preesistente istituzione di emanazione regionale che si chiama Parco dell'Appia. Infine, su varie parti insiste da sempre anche la Soprintendenza capitolina che gestisce beni di grande rilievo, dai Fori imperiali al Circo di Massenzio. Sono ben cinque le istituzioni tre statali, una regionale e una comunale preposte al governo della più prestigiosa area archeologica romana. È un risultato paradossale se si ricorda che tutto è cominciato con l'annuncio di una riorganizzazione basata sul principio "olistico". [] Il Ministero si preclude la possibilità di gestire con una sola struttura tecnica la straordinaria complessità di questo sistema archeologico. Si perdono non solo le connessioni territoriali, ma vengono complicate anche quelle funzionali. [] Bisogna riaprire la discussione culturale e parlamentare sulla tutela del patrimonio storico romano. È mia intenzione proporre un disegno di legge che riprenda l'ispirazione del provvedimento Biasini per la cura del patrimonio della capitale ma individuando soluzioni istituzionali adeguate alla situazione attuale; queste note servono a promuovere una raccolta di idee e di soluzioni che mi saranno certamente utili nella predisposizione del testo legislativo. [...] Dovrebbe essere un assillo portare alla luce la Roma che ancora non vediamo e curare adeguatamente quella che ci è tanto consueta da rischiare di trascurarla. È il compito più importante che si può dare la nostra generazione rispetto alle successive. La via Appia è stata isolata dal resto della Soprintendenza