STADIO San Nicola, anno di costruzione 1990, posti a sedere 58.270, pista di atletica a otto corsie. Juventus Stadium, anno di inaugurazione 2011, posti a sedere 41.475, via il circuito per gli sport leggeri e spalti quasi a bordo campo. Ci sono ventuno anni e diciassettemila posti di differenza. Bastano i numeri a spiegare perché l'Astronave di Renzo Piano sia diventata in poco tempo già così incredibilmente vecchia. Il tempio del calcio di Italia '90 dove Roberto Baggio e Totò Schillaci firmarono i due gol che valsero agli azzurri la vittoria sull'Inghilterra e il terzo posto nella Coppa del Mondo non è più quello di una volta. A profanarlo sono stati gli anni e l'incuria. «L'attuale stato di conservazione dello stadio San Nicola si legge nella relazione tecnica commissionata dal Comune di Bari, proprietario dell'impianto sportivo, all'ingegnere Bartolemeo Silvestri risulta non adeguato a seguito del normale deterioramento causato dall'usura nel tempo e da atti vandalici compiuti, che richiedevano nel corso degli anni interventi di manutenzione. Poi, gli eventi atmosferici distruttivi hanno causato ulteriori danni, soprattutto alle coperture». Di quelle notti magiche di 26 anni fa rimane soltanto il ricordo. Perché uno stadio così grande il San Nicola è il quarto impianto sportivo più grande d'Italia sembra essere diventato demodé nel calcio delle pay tv. Gli Agnelli lo avevano intuito subito, «basta con questi scatoloni così esagerati» avevano detto a soli sei anni dall'inaugurazione, datata sempre 1990, del Delle Alpi di Torino. Tant'è che il vecchio stadio, 69mila posti, è stato demolito e rimpiazzato con lo Juventus Stadium (di proprietà ora della società bianconera) che, pur ospitando campionati di serie A e partite di Champions League, ha quasi 20mila posti in meno rispetto a Bari. Il progetto per modificare l'Astronave secondo i nuovi standard, con eliminazione della pista di atletica in disuso da 20 anni, riduzione dei posti totali e slittamento delle tribune in avanti, in realtà, c'è; quello che manca sono i soldi. Soldi che, peraltro, sono mancati in tutti questi anni persino per le manutenzioni. «Solo se ci fosse qualche privato si potrebbe mettere mani confessa l'assessore allo Sport Pietro Petruzzelli il mio è un appello a chi vuole investire: fatevi avanti». L'Astronave dell'archistar, «considerato uno dei più bei stadi d'Europa e sottoposto a vincolo architettonico dal ministero dei Beni culturali come opera moderna di elevato interesse » scrive ancora Silvestri, ha bisogno di almeno 1,7 milioni di euro per rimettere a posto i dieci teli in teflon strappati dal vento e di 1,6 milioni per interventi di manutenzione prioritaria. Il problema sono i soldi. Certo, se il Bari andasse in serie A sarebbe tutto più facile considerato che, si legge nello studio-economico finanziario commissionato dal Comune, nel massimo campionato i diritti audio- televisivi hanno garantito alle squadre, ad eccezione dei top club, tra i 25 e i 35 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i ricavi da pubblicità e sponsorizzazioni mentre in serie B il valore è tra i 4 e i 5 milioni di euro. Non bastano dunque i 21.183 spettatori di media, che fanno della Fc Bari l'ottava squadra per numero di tifosi al pari di società di serie A e più di Lazio,Torino, Bologna, a far quadrare i conti per la gestione dello stadio. Né sono sufficienti i grandi eventi come le partite della Nazionale che portano sugli spalti 47mila tifosi o i concertoni sold out alla Vasco Rossi che hanno portato nelle casse della società biancorossa 180mila euro. Perché lo stadio sia economicamente sostenibile l'ipotesi comunale è di un bando di gestione a 5 anni bisognerà mettere a reddito tutto: l'antistadio da fittare per le partitelle, le palestre per ospitare fisioterapia, i bar da aprire al pubblico, i parcheggi da arricchire con cartelloni pubblicitari. Il piano finanziario introduce la possibilità di sfruttare commercialmente il nome dello stadio da parte di uno sponsor come avviene a Monaco (Allianz Arena) o a Londra (Emirates Stadium) aggiungendo a San Nicola il nome dello sponsor. Resta da capire se, questa volta, qualcuno dei privati invocati dal Comune si presenterà al bando.