L'INTERVISTA BOLOGNESI, ASSOCIAZIONE FAMILIARI «É ancora tutta negli archivi la verità sulla strage del 2 agosto alla Stazione di Bologna». Lo dice Paolo Bolognesi, parlamentare del Pd e presidente dell'associazione vittime della strage. Per Bolognesi incrociando i dati delle inchieste su attentati come quelli di Piazza Fontana e Piazza della Loggia è possibile ricostruire gli anni del terrorismo nero e arrivare al «cuore oscuro delle istituzioni» dietro le stragi. Il presidente punta l'indice contro i ministri della Giustizia, Andrea Orlando, e dei Beni culturali, Dario Franceschini, che avevano promesso la digitalizzazione degli atti sulle stragi italiane, senza poi mantenere l'impegno. É ancora tutta negli archivi la verità sulla strage del 2 agosto alla Stazione di Bologna». Ne è sicuro Paolo Bolognesi. Come è pure convinto che incrociando i dati delle inchieste su attentati come quelli di Piazza Fontana e Piazza della Loggia sia possibile ricostruire il mosaico del terrorismo nero e risalire così al «cuore oscuro delle istituzioni» dietro le stragi. Dall'incrocio di dati provenienti da diversi inchieste e archivi, elaborati dall'associazione delle vittime della strage di Bologna, è nato il dossier che ha portato alla riapertura del caso "Cavallini". Per questo il presidente Bolognesi punta l'indice contro i ministri della Giustizia, Andrea Orlando, e dei Beni culturali, Dario Franceschini, responsabili di aver firmato un protocollo d'intesa per la digitalizzazione di tutti gli atti relativi alle stragi italiane e «completamente inattivi rispetto agli impegni assunti ». Bolognesi, che tra l'altro è parlamentare del Pd, non nasconde la sua «profonda delusione» nei confronti dei due esponenti del Governo. Perchè, spiega: «la possibilità di digitalizzare gli atti è fondamentale per incrociare gli elementi che possono consentire di riscrivere la storia della stagione stragista del nostro Paese». Ovviamente Bolognesi è molto soddisfatto per la riapertura delle inchieste sulla base delle denunce dell'associazione. Spera «che ora non li fermino, a Bologna come a Roma». E aggiunge: «Da membro della Commissione Moro ho visto troppi segnali strani. Danno l'idea che qualcuno è d'accordo nel voler chiudere la partita sugli anni di piombo». Rincuora l'atto della Procura «è il segno che hanno analizzato con attenzione il nostro dossier, che indica nomi e cognomi di mandanti e finanziatori». Un lavoro corposo «di approfondimento ricerca e analisi incrociata di migliaia di pagine di atti giudiziari di processi per fatti di strage e terrorismo dal 1974». Il dossier depositato due anni fa dai familiari delle vittime «identifica mandanti, complici e strutture clandestine che si servirono della violenza stragista per finalità di politica interna. Elementi certi, concreti» che però «non risultano essere mai stati correlati tra di loro». Bolognesi ricorda che tra le novità del dossier c'è, ad esempio, il ritrovamento tra gli atti del processo bis strage Italicus «di una corrispondenza che prova l'ospitalità data nel 1984 in Paraguay dal leader ordinovista Elio Massagrande a Licio Gelli (già condannato per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna) e l'interesse a un incontro con Gelli mostrato, in quell'occasione, da Paolo Marchetti e Rita Stimamiglio, le stesse persone che ospitarono, nel gennaio- febbraio 1981 a Padova, Fioravanti, Mambro e Cavallini». Bolognesi poi mette in guardia tutti: «I depistatori sono sempre pronti a spargere il loro veleno per confondere le acque e spostare l'attenzione. Per questo mi aspetto che nei prossimi mesi si tornino a verificare i depistaggi già visti in passato». Bolognesi lo dice esplicitamente: «Non mi meraviglierebbe l'improvvisa apparizione di nuovi testimoni o libri dai contenuti assolutamente fuorvianti». La mente va inevitabilmente al febbraio 2015 quanto venne archiviata l'inchiesta bis aperta sulla cosiddetta "pista palestinese", che vedeva indagati i terroristi tedeschi Thomas Kram e Margot Christa Frohlich. (g.bal.)