Con una nota a firma di Simone Guerini, direttore dell'ufficio di segreteria del Quirinale, il presidente Sergio Mattarella ha fatto sapere al nostro quotidiano di aver inoltrato al Ministero per i Beni culturali una richiesta sul caso. Come si ricorderà, i fratelli Piergianni e Maria Rosaria Berardi (nel 2013 insigniti del titolo di Cavalieri della Repubblica da Giorgio Napolitano, per aver salvato con le loro denunce l'antico fondo dei Girolamini dalla razzia) denunciarono al Corrmezz che il loro prossimo pensionamento, dopo oltre 40 anni di onorata attività, non avrebbe superato i 500 euro mensili. Uno scandalo che ha indignato molti esponenti del mondo della cultura e gli stessi magistrati che avviarono indagini proprio sulla base delle dichiarazioni dei due fratelli. L'inchiesta ha portato alla condanna dell'ex direttore Marino Massimo Decaro, all'arresto di padre Sandro Marsano e all'incriminazione per ricettazione dell'ex senatore forzista Marcello Dell'Utri. A causa di una complessa vicenda di contributi che non si trovavano i Berardi, che fino a giugno prossimo sono sotto contratto a tempo determinato, rischiano ancora di ottenere una pensione da fame, nonostante il loro coraggio e le onorificenze ricevute. Così, il 28 gennaio scorso avevano lanciato un appello-provocazione al Presidente: «Lo Stato che ci chiama eroi è lo stesso che ci costringerà a chiedere aiuto alla Caritas. A questo punto restituiamo il Cavalierato a Mattarella perché ci vergogniamo». Così, il Capo dello Stato, sempre sensibile alle istanze di giustizia nonché raffinato bibliofilo, dopo aver letto il Corriere e la nota di accompagnamento all'articolo, ha deciso di intervenire personalmente. Nella missiva Simone Guerini sottolinea che «Il Presidente ha ricevuto la sua lettera e mi ha incaricato di inoltrarla al Ministero per i Beni culturali, per un'esame dell'istanza da Lei evidenziata, pregandomi di darLe direttamente riscontro». Si tratta indubbiamente di un invito importante e autorevole ai massimi responsabili del ministero, per cercare una soluzione che consenta ai due bibliotecari-eroi una vecchiaia dignitosa dal punto di vista economico. Intanto, sulla vicenda interviene anche Stefano Serao, avvocato della Congregazione di San Filippo Neri che ha gestito la monumentale biblioteca fino al 2010, anno in cui avvennero le razzie di tomi antichi. Serao, il quale è riuscito a ritrovare una parte importante dei contributi dei dipendenti, spiega di aver scritto il 2 febbraio scorso al dottor Macrì della direzione generale delle Biblioteche, chiedendo collaborazione. «Il 13 febbraio però mi rispondeva il segretario generale del Mibact Antonia Pasquale Recchia scrivendo che l'Oratorio avrebbe avuto un atteggiamento oscuro e inconcludente. Da parte mia lo ritengo un chiaro scaricabarile e confermo che la Congregazione continuerà la sua lotta anche senza lo Stato». Insomma, un'intesa appare ancora lontana.