Colpa del clima ma forse anche della burocrazia. Sotto i colpi della bomba d'acqua della notte del 6 marzo alla fine è venuta giù anche una volta dell'abbazia millenaria di San Giusto, gioiello romanico sperso nei boschi di lecci e cerri del Montalbano che nel 1979 è stata consacrato monumento nazionale. L'abbazia, la parte più antica risale alla metà del 1100, era minata da tempo da problemi di salute. Pioveva dal tetto e i muri si stavano sciogliendo sotto il peso del tempo e delle intemperie: lontani oramai gli anni in cui nella seconda metà del secolo scorso vi si celebravano matrimoni. Il punto più critico era proprio la volta venuta giù e ora l'acqua rischia di entrare anche nella cripta. Ma forse il crollo poteva essere evitato se all'associazione San Giusto, nata un anno fa per provare a salvare la chiesa dalla rovina e l'oblio, fosse stato permesso di tamponare a proprie spese i buchi nel tetto da cui è entrata la pioggia. L'hanno chiesto prima a luglio e poi a settembre. Bastavano 30 mila euro per la messa in sicurezza Poi per trovare il milione e duecentomila euro necessario al restauro completo c'era sempre tempo. E invece il permesso e il nulla osta non è mai arrivato. Ma la parte più ingarbugliata della storia riguarda la proprietà del bene, che è dello Stato ma lo Stato fino a sei anni fa neppure lo sapeva e si è sempre dimenticato di prenderlo in carico, dalla fine dell'Ottocento. Un racconta che suona bizzarro e assurdo, se non fosse invece tutto vero. I documenti raccolti nell'archivio storico del Comune non lasciano però dubbi, anche se tutti per oltre ottanta anni tutti hanno pensato, in buona fede, che la chiesa fosse di privati: prima della famiglia Cinotti, che l'aveva talmente trascurata da usarla come stalla, e poi dal 1925 dei Contini Bonacossi, che fino agli anni Settanta l'hanno anche curata, a proprie spese. Un qui pro quo che ora Comune ed associazione chiedono che venga immediatamente risolto. L'abbazia di San Giusto era stata inserita di recente anche tra i luoghi del Cuore del Fai, quinta a livello regionale e trentesima in tutta Italia. Per questo erano state raccolte, tra Prato e i comuni medicei, diecimila firme."Il grave crollo della volta è un colpo al cuore" commenta il sindaco Edoardo Prestanti. Quanto ai centri abitati, il giorno dopo la notte di pioggia la lista dei danni si è allungata. Oltre al muro crollato nel centro di Comeana e al circolo Arci invaso dall'acqua è venuto giù un ciglio in via fratelli Buricchi a Poggio alla Malva, in direzione della stazione ferroviaria di Comeana, con metà carreggiata ostruita ed obbligo di senso unico alternato. "Ci stiamo attivando per valutare un intervento di somma urgenza" dice sempre il sindaco. Si sono allagate anche alcune case e seminterrati a Bacchereto, paese di collina. Si è ostruito infatti il sottoattraversamento di un fosso e l'acqua ha tracimato in strada. A quel punto c'è chi ha provato a far argine come poteva per evitare che entrasse nelle abitazioni. Tanta è stata l'acqua fuoriuscita che il giardino di una casa si è trasformato in una vera e propria piscina e per svuotarlo è stato necessario abbattere parte del muro. Risolti velocemente gli allagamenti a Comeana in via Montefortini e in via Brunella e tolti da via Arrendevole i rami del bosco trascinati sulla strada dalla furia dell'acqua.