La Piaggio gela i sogni degli appassionati Una grande vetrina per esporre il proprio orgoglio e permettere a tutti di ammirarlo come merita. A Mandello del Lario non era un sogno ma un progetto. Perché da queste parti l'orgoglio ha un nome Moto Guzzi - e una storia lunga quasi un secolo. E proprio in vista del centenario del glorioso marchio ha preso corpo tra Comune, Regione e azienda l'idea di ampliare e rendere più attuale il museo, coinquilino della fabbrica a due passi dal lago, dove ogni anno si radunano migliaia di «guzzisti». L'appuntamento con il nuovo salotto lecchese delle due ruote sarebbe fissato per il 2021. O meglio, sarebbe stato. Perché cinque giorni fa una lettera di poche righe dell'amministratore delegato del gruppo Piaggio ha gelato i sogni della cittadina lariana. Non si trattava di un «progetto», scrive Roberto Colaninno al sindaco, bensì di «una discussione avviata alcuni anni orsono con il Comune di Mandello, alla quale non venne dato seguito». E soprattutto, aggiunge il manager, «nell'attuale scenario non intravedo i presupposti perché un progetto di quella portata possa essere effettivamente preso in considerazione». Traduzione: anche per il centenario gli appassionati delle moto con le ali d'aquila si dovranno accontentare del museo attuale. Eppure, in vista del 2021, l'idea di un nuovo, grande museo aveva preso forma almeno cinque anni fa, quando la stessa azienda di Pontedera, proprietaria del marchio Guzzi, presentò in consiglio comunale la bozza di un progetto espositivo su un'area di seimila metri quadrati. E successivamente, come raccontano il sindaco Riccardo Fasoli (motociclista che si autodefinisce «malato di Guzzi») e l'assessore regionale allo Sport Antonio Rossi, in almeno un paio di occasioni le ultime due edizioni di Eicma, il Salone del motociclo di Milano lo stesso Colaninno avrebbe ribadito la volontà di dare vita a un grande e rinnovato museo. Lo spazio espositivo attuale, seicento metri quadrati nell'area dello stabilimento produttivo di Mandello, contiene sì tante pagine gloriose della storia del motociclismo tricolore, ma come sottolinea il primo cittadino «mancano gli ultimi dieci anni, cioè tutti i modelli dell'epoca Piaggio». E poi «ci sono moto storiche che nessun'altra azienda attiva oggi può vantare e che sono esposte lì con delle semplici targhette fatte ormai quarant'anni fa. Una volta, almeno, c'era un impianto audio che riproduceva il suono dell'otto cilindri...». Partendo da questi presupposti si era sviluppata la «discussione» con l'azienda, che secondo la ricostruzione del sindaco Fasoli era approdata a qualcosa di più concreto, al punto da coinvolgere la Regione Lombardia nella persona del suo presidente Roberto Maroni, insieme all'assessore allo Sport Antonio Rossi e al consigliere Mauro Piazza. Il progetto ipotizzato (con un budget stimato in circa 8 milioni di euro) avrebbe tuttavia implicato varianti urbanistiche e interventi edilizi. E, calcolando i tempi della burocrazia, un paio di settimane fa il primo cittadino ha mandato una sorta di sollecito ai partner potenziali, preoccupato dal nuovo silenzio soprattutto da parte dell'azienda toscana proprietaria della fabbrica e del marchio Guzzi. Il 27 febbraio parte la risposta tranchant dell'amministratore delegato di Piaggio, che spiazza anche il Pirellone, dal momento che lo stesso governatore Maroni ha risposto al sollecito del sindaco di Mandello con una lettera dai toni ancora entusiastici, sebbene scritta due giorni dopo il no dell'azienda: «Sono convinto che grazie alla collaborazione con il presidente di Piaggio, Roberto Colaninno, saremo in grado di mettere a punto un progetto che saprà dare una casa a questo prestigioso marchio in vista del suo centesimo anniversario». E l'assessore Rossi non nasconde l'amarezza: «Ci siamo rimasti male, sì, perché quando ne abbiamo parlato durante l'Eicma sembravano tutti convinti. Tra l'altro erano pronti anche fondi pubblici, perché ci interessava il ritorno turistico. Peccato». Amareggiato ma non arreso il sindaco di Mandello: «Chiederemo un incontro per fargli cambiare idea». E nel frattempo manda un altro messaggio eloquente: «Sia chiaro a tutti che su quell'area non si farà mai niente di diverso dalla Moto Guzzi».