Musei come quello di Marianopoli che hanno due visitatori al giorno ma ben undici dipendenti tra custodi e funzionari stipendiati dalla Regione, il Teatro antico di Taormina che supera il tetto dei 700mila visitatori. Sono le due facce dei beni culturali di Sicilia. Ma ha senso tenere in piedi, con una mole notevole di dipendenti pubblici, piccoli siti e musei che nessuno o quasi vede? Ci sono sistemi alternativi per consentirne la fruizione senza riempirli di custodi e funzionari? Gli esperti si dividono: c'è chi come Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, parla di «anomalia siciliana con una visione assistenziale che non si apre al territorio e ai giovani», e chi, come la dirigente del Polo museale di Catania, Maria Costanza Lentini, sostiene «che un museo è sempre un tesoro che va tenuto in vita» e che «il problema sono le pochissime risorse a disposizione». Una cosa è certa: la Sicilia continua ad avere decine di custodi e dipendenti in siti che nessuno o quasi vede. Ieri la Regione ha comunicato i dati 2016 sulla fruizione dei beni culturali dell'Isola, dai siti minori alla Valle dei templi. Rispetto all'anno precedente si registra un incremento dei visitatori dell'11,7 per cento, per un totale di 4,3 milioni di biglietti staccati, e un incremento degli incassi del 13,5 per cento, pari a 23 milioni. Numeri non elevati, se si considera che l'Isola da sola vanta oltre un terzo di tutti i beni culturali del Paese. Per fare un esempio: il solo sito di Pompei in Campania registra incassi per una cifra superiore a tutta la Sicilia. L'Isola, poi, si piazza solo quarta come numero di visitatori dopo il Lazio (che ha 19mila visitatori nei propri musei), la Campania (8 milioni) e la Toscana (6,3 milioni). Scorrendo gli elenchi dei beni gestiti direttamente dalla Regione, saltano agli occhi siti che nessuno o quasi vede, ma che hanno al loro interno decine di dirigenti, funzionari e custodi. Il museo archeologico di Marianopoli lo scorso anno ha registrato 713 visitatori a fronte di undici dipendenti: nel dettaglio cinque custodi, cinque assistenti tecnici e un dipendente della Sas. Al museo di Monte Kronio, a Sciacca, lo scorso anno ci sono stati 781 visitatori e lavorano in otto, tra custodi e collaboratori. Il museo di Adrano, che lo scorso anno ha incassato in tutto 2.368 euro e segnato 1.184 visitatori paganti ha in carico un dirigente, un funzionario e ben 16 custodi (dei quali sette Asu, un Sas e otto custodi regionali). La Casa museo Verga ha tre custodi, due funzionari e un dirigente, ma lo scorso anno ha registrato appena 6.850 euro di incassi per 1.883 visitatori paganti e ottomila gratuiti. Tra i siti con tanti dipendenti regionali e meno visitatori ci sono poi l'area archeologica di Mineo, con appena 685 ingressi, oppure il museo di Lentini che ha registrato 1.800 visitatori in un anno, o l'area archeologica di Augusta con 1.413 visitatori e 2.560 euro d'incasso. Ma così, che senso ha tenere aperti questi siti? «Penso che occorra cambiare radicalmente la gestione dei beni siciliani dice Volpe mettendo fine a una visione assistenzialistica e che ha come cardine quello dei custodi. Occorrono figure più qualificate, progetti e iniziative e lo dico per il bene delle comunità che hanno questi beni e dei turisti. Non si può utilizzare lo stesso modello per la Valle dei templi o per il piccolo museo. In alcuni casi si devono coinvolgere nella gestione le forze esterne, penso alle cooperative giovanili. Concentrando gli sforzi dei dipendenti pubblici solo su siti principali. Facendo poi rete: ma come è possibile che il museo archeologico di Agrigento non sia messo in rete con la vicina Valle dei templi, con il risultato che così fa pochissimi visitatori rispetto al parco?». Sulla stessa lunghezza d'onda Caterina Greco, responsabile del Centro regionale del catalogo: «Non si possono tenere aperti così questi siti, ma non si possono nemmeno smobilitare dice la Greco la Regione ha un grande patrimonio diffuso che da sola non può tenere più in piedi: dovrebbe aprirsi all'esterno, grazie all'istituto della concessione a cooperative, giovanili e no». Ma la dirigente del Polo museale di Catania, Maria Costanza Lentini, punta il dito sul «problema delle risorse»: «Il museo di Adrano o la Casa Verga non funzionano come dovrebbero, ma sono patrimoni delle comunità che vanno tenuti in vita a tutti i costi dice Lentini certo, mi rendo conto che l'incremento della fruizione è demandato ai singoli dirigenti, e non tutti sanno fare tutto. Ma c'è un evidente problema di risorse: se non abbiamo i fondi nemmeno per cambiare le lampadine, come possiamo solo pensare di organizzare eventi, progetti e iniziative? Come possiamo fare rete, se non abbiamo un euro da spendere?». La verità è che manca una chiara visione della politica: cosa si vuole fare dei beni culturali siciliani? Un governo che ha cambiato cinque assessori in quattro anni è difficile che possa dare una risposta a questa domanda.