«SERVE una verifica su tutto il cornicione per evitare che l'episodio si ripeta e per controllare se non esistano danni strutturali più gravi». È la parola degli esperti della Diocesi che ieri hanno fatto un sopralluogo nella chiesa di Santa Cristina, in piazza San Carlo, da cui domenica pomeriggio si è staccato un pezzo di marmo lungo due metri che è precipitato a un soffio da un padre e dal suo bambino, in piazza Cln. Da domenica la zona intorno alla fontana "Dora" è transennata e interdetta ai turisti che invece si accalcano in piazza per fotografare la facciata juvarriana di una delle due chiese gemelle. Il primo ad arrivare ieri mattina per fare alcune verifiche è stato l'architetto Adriano Sozza, responsabile dei beni della Curia. «È una struttura molto esposta alle intemperie e non è facile controllare la tenuta delle lastre di marmo spiega Anche battendole periodicamente non è detto che si riesca a individuare infiltrazioni o danni perché sono molto pesanti». Il marmo che compone il cornicione sul retro della chiesa restaurata in epoca fascista con il rifacimento di via Roma e la demolizione del convento vicino è suddiviso in liste spesse 10 centimetri e lunghe un paio di metri che sono state incollate al cornicione in cemento armato sottostante. Uno di questi pannelli si è scollato. Per capire con precisione perché sia successo bisognerà aspettare la relazione dei vigili del fuoco che domenica sono intervenuti, insieme con i vigili urbani, per mettere in sicurezza l'area e per eseguire le verifiche necessarie a stabilire cause e responsabilità. Di certo i responsabili della proprietà dell'edificio l'Istituto Diocesano di Sostentamento Clero dovranno pensare fin da subito a un modo per fissare meglio le lastre o a un sistema di protezione nell'eventualità di nuovi distacchi. «Abbiamo fatto un sopralluogo con i tecnici del Comune per verificare la situazione spiega Guglielmo Fulcheri, direttore dell'Istituto Il nostro obiettivo ora è mettere in sicurezza l'area il più in fretta possibile». Per farlo però serve il via libera del Comune e della Soprintendenza ai beni culturali dal momento che la chiesa, come la sua gemella, è un edificio sottoposto a tutela. Non è escluso che eventuali prescrizioni e verifiche possano essere estese anche alla chiesa San Carlo che pure non ha subito alcun danno. «Noi però non ne siamo proprietari e non abbiamo informazioni in merito», precisa Fulcheri. Domenica i tecnici comunali arrivati in piazza Cln avevano ipotizzato che il crollo fosse stato causato dall'incuria. «Su edifici di quest'età episodi simili possono accadere e non è facile accorgersi di possibili danni o fessurazioni nel marmo per prevenirle », commenta Fulcheri. «Gli edifici vengono controllati, soprattutto i più antichi, e molto viene fatto anche grazie all'attenzione dei parroci che segnalano situazioni critiche; ma non tutto è prevedibile», conclude Sozza.