Andrea Brunello, organizzatore della mostra dei Maya a Verona, è stato condannato a risarcire il Comune di Brescia con una somma di 800 mila euro, per aver gonfiato gli accessi alle mostre sugli Inca e Matisse. TREVISO. «Ancora con questa storia? Quello che dovevo dire l'ho detto nel 2012, adesso vorrei solo andare avanti con la mia vita». Andrea Brunello commenta così la notizia che il tribunale civile di Brescia lo ha condannato a risarcire il Comune con una somma di 800 mila euro, per aver gonfiato gli accessi alle mostre sugli Inca e Matisse, organizzate con la sua Artematica nel 2009 e nel 2011 nel capoluogo lombardo. In realtà quella vicenda per l'organizzatore, oggi a capo di Kornice, società con la quale ha realizzato la mostra sui Maya alla Gran Guardia di Verona (insieme alla società Arthemisia), tuttora aperta, e quella a Treviso su Francis Bacon, è tutt'altro che alle spalle. Con una sentenza civile che arriva prima di quella penale. Brunello, infatti, per la stessa vicenda è imputato in un processo penale a Treviso, che inizierà il prossimo 13 marzo, insieme al segretario della Fondazione Brescia Musei, Giuseppe Mazzadi. A far rallentare il procedimento penale, il trasferimento dell'inchiesta aperta inizialmente a Brescia e inviata nel 2014 a Treviso, dove aveva sede la società Artematica, poi finita in liquidazione. Il manager, 46 anni, in qualità di responsabile della società organizzatrice Artematica e Mazzadi come segretario della Fondazione che gestisce i musei civici di Brescia, sono accusati di aver truccato i numeri di due esposizioni allestite nel museo di Santa Giulia nella città bresciana: «Inca. Origine e misteri delle civiltà dell'oro» aperta dal dicembre 2009 a giugno 2010 e «Matisse - La seduzione di Michelangelo» dal febbraio al giugno 2011. La truffa sui biglietti staccati sarebbe stata ideata per ottenere un bonus previsto dai contratti sottoscritti da Artematica, che avrebbe ricevuto un premio per il superamento di una soglia di ingressi, fissata a 230 mila visitatori per la mostra su Matisse e 200 mila per quella sugli Inca. In totale, Brunello avrebbe incassato circa 790 mila euro per entrambe le esposizioni senza aver staccato tutti quei biglietti. Interrogato in procura a Brescia nel 2012, Brunello aveva ammesso la responsabilità: «È stato un errore. Ma l'ho fatto per pagare i fornitori ed evitare di provocare un danno maggiore: se non li avessi pagati avrei fatto fare una pessima figura anche al Comune e alla Fondazione Brescia Musei» disse all'epoca assistito dal suo avvocato Antonio D'Alesio. Per questo oggi ripete: «Su quella vicenda ho già detto tutto, non capisco cosa voglia ancora da me il comune di Brescia». In realtà ciò che vuole il comune bresciano, che si è costituito parte civile anche nel processo penale, è chiaro, il risarcimento di 800 mila stabilito dal giudice che Brunello è chiamato a pagare: «Hanno già sottoposto i miei beni a sequestro conservativo (per 700 mila euro, ndr), cosa vogliono ancora? Che poi, per dirla tutta precisa l'organizzatore -, li chiedono a me perché Artematica è andata in liquidazione, ma forse non sono l'unico responsabile di questa vicenda, come confermano le decisioni dei giudici di Treviso che a processo insieme a me hanno mandato il segretario della Fondazione Mazzadi». Su questo verte anche la linea difensiva adottata in sede penale per cercare di ridimensionare un'iniziale e totale assunzione di responsabilità, come ha precisato il legale al termine dell'udienza preliminare: «Per quanto riguarda la mostra degli Inca i numeri sono stati ampiamente superati. Per quanto riguarda Matisse invece, il mio assistito ha incassato compensi che riteneva fossero stati debitamente autorizzati».