De Martin: le strutture di Mestre alleggeriscono Venezia. Borletti: ipotesi che spaventa VENEZIA. «Quando sento parlare di costruire molti alberghi in terraferma mi spavento». L'assessore all'Urbanistica Massimiliano De Martin aveva appena finito di spiegare, «i nuovi hotel di Mestre alleggeriranno la pressione turistica su Venezia», quando il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni è sobbalzato sulla sedia e, a margine del convegno di Iuav («I siti del patrimonio mondiale Unesco, come gestirli al meglio?») ha espresso le sue perplessità: «Vuol dire che gran parte di chi andrà in quegli alberghi si riverserà su Venezia». Ieri, Iuav ha riunito i massimi esperti di tutela del patrimonio artistico e culturale, a partire dall'Unesco, presente con il vicedirettore generale Francesco Bandarin che, dal palco dei relatori, ha parlato della situazione generale. Impossibile evitare il caso Venezia, però, a margine, un mese dopo l'incontro a Parigi con il sindaco. «Abbiamo ricevuto il documento cofirmato da Stato e Comune, oltre 50 pagine più cento d'allegati, è molto ricco, risponde ad ogni punto che è stato rilevato dall'Unesco ma non c'è quella chiusura che si potrebbe chiamare "piano"». Ad aprile, l'Unesco si riunirà con le sue organizzazione consultative Icomos e Uicn per valutare l'atto e scrivere un report per la 41esima sessione di lavori del World Heritage Committee che, a luglio a Cracovia, dovrà decidere se inserire Venezia nella «black list» dei siti a rischio. Venezia e l'Italia sono stati chiamati a fornire risposte su questioni strategiche come grandi navi e gestione del turismo di massa, con proposte di gestione che vanno dalla prenotazione obbligatoria al numero chiuso. «Non so come si possa fare, giro parecchio e i numeri chiusi li ho visti - ha detto Bandarin - Un caso molto riuscito è l'Alhambra in Andalusia, ma è un monumento, nelle città è difficile. A Katmandu, l'hanno introdotto: per entrare nell'equivalente di piazza San Marco paghi 5 dollari e lo stesso per gli altri siti di pregio: fatto malissimo». Sull'argomento, Buitoni demanda la decisione al Comune: «Le soluzioni spettano all'amministrazione, il Ministero ha proposto una collaborazione con la Direzione del turismo - ha detto - serve uno studio specifico, spero che qualcosa prima dell'estate si possa fare, anche perché questo è l'ultimo appello per Venezia: il mondo non potrà più accettare parole e promesse e riscontri istituzionali inefficaci». Sul numero chiuso ieri erano tutti d'accordo, dal palco, De Martin ha detto: «È cosa improba pensare di fermare chi vuole visitare la nostra città». E mentre l'assessore parlava, otto esponenti del Gruppo 25 aprile hanno indossato la maschera da panda, simbolo della protesta contro l'esodo. «L'Unesco è un ente libero, scevro da pressioni, ha grande valore - ha aggiunto - il confronto deve essere continuo perché tra mille anni tutti possano ancora vedere Venezia». Ha scherzato Bandarin: «Sono contento: l'Unesco è stata da stimolo, quando mai Ministero e Comune si sarebbero messi insieme? Il monitoraggio continuerà, l'Unesco è un fiato sul collo». Al Comune e al governo il vicedirettore lancia un monito: «Le soluzioni proposte, persino sulle grandi navi, guardano all'oggi non al domani, dobbiamo avere una visione di cosa sarà fra 1520 anni, quando avremo 50 milioni di turisti». Tra i relatori, Franco Bernabè, presidente commissione nazionale per l'Unesco. «La tutela di Venezia è fondamentale, la trasformazione però è essenziale, se le città non si trasformano, muoiono», ha detto. Padrone di casa della giornata, Alberto Ferlenga, rettore d'Iuav: «C'è la necessità di ridare vita ai luoghi, la tutela deve tenere conto dei cambiamenti come il peso del turismo e le perdite di attività», ha detto.