Da domani i visitatori potranno entrare nel suo rifugio d'amore fatto costruire nel 1815. Quando Canova le fece il ritratto come Venere vincitrice PaolinaBonaparte aveva 25 anni ed era nel pieno della sua bellezza proverbiale. Se Elisa era una donna che amava esercitare il potere politico e fu per questo Principessa di Piombino e Lucca prima e Granduchessa di Toscana poi, Paolina era donna colta e raffinata e, soprattutto, capace di sfoderare le più efficaci armi della seduzione. Incontriamo il suo busto in marmo, attribuito ad Antonio Canova e conservato nel Museo Napoleonico di Roma, in una delle sale della Villa Paolina Bonaparte di Viareggio, appena restaurata. Si inaugura giovedì "Il rifugio di Venere", la mostra, a cura di Glauco Borrella e di Roberta Martinelli, che riapre le sale della villa che la sorella prediletta di Napoleone volle farsi costruire nel 1822. Nell'ultima fase della sua vita volle stare vicina all'ultimo suo disperato amore: quel Giovanni Pacini, musicista, di quindici anni più giovane di lei che finirà per lasciarla. Soltanto un anno dopo, a soli 45 anni, Paolina morì, a Firenze. Prima che l'amministrazione comunale decidesse il restauro, cominciato nel 1999, l'edificio era stato, negli ultimi anni utilizzato come scuola media e gli affreschi che tanto abbondantemente decoravano pareti e soffitti delle sale, erano naturalmente stati coperti. Progettata da Giovanni Lazzarini, su precise indicazioni e attenti controlli di Paolina, la Villa nacque all'estremità settentrionale di Viareggio, come si vede bene nel prospetto in mostra, di fronte al mare: praticamente sulla spiaggia sulla quale fu trovato il corpo di Shelley che Byron qui fece ardere secondo rito pagano. A nord della villa, come un salotto a cielo aperto, un grande giardino circondato da alti muri aveva un impianto all'inglese. A sud invece un altro giardino più direttamente funzionale con orti e scuderie. Il terzo spazio esterno è la spiaggia, allora segnata da due file di alberi, e forse rappresenta meglio lo spirito di Paolina in questa fase della sua vita. Gli affreschi recuperati sono di grande bellezza e sono in sintonia con la moda francese dell'epoca, ogni stanza ha la sua caratteristica, dal trompe l'oeil con storie tratte dall'Orlando Furioso alle scene e decorazioni in stile cinese e mussulmano, festoni, puttini e riferimenti all'esterno come la parete di fondo, fra le due finestre rivolte al mare, sulla quale è ancora il mare ad apparire in una sorta di continuità fra vero e finzione. Paolina sposò in seconde nozze il Principe Camillo Borghese, proprio colui che commissionò a Canova la scultura di Venere vincitrice e i gioielli che lui le aveva regalato, opportunamente celati in nuove montature le garantiranno una certa sicurezza in momenti difficili e le permetteranno di finanziare la fuga di Napoleone dall'Elba ed il suo ritorno in Francia. Molti e straordinari gli oggetti esposti, caratterizzati da quel gusto tipico del cosiddetto «stile impero». L'arredamento attuale, utilizzando mobili provenienti dal Museo Napoleonico di Roma, da collezionisti privati e da antiquari, ricostruisce al meglio quello originale. Fra l'altro si fa notare la toletta raffinatissima della manifattura Biennais-Paris, un prezioso manto in velluto, l'anello regalato al Pacini, il pendente contenente i capelli di Napoleone. Epoi le lettere scritte al marito, il testamento e l'inventario dei beni. Villa Paolina Viareggio via Machiavelli 2