«L'Arco di Trionfo di Castel Nuovo è il più importante monumento del Rinascimento in Italia e vedere che è finito fra le opere del progetto Monumentando scatena più di qualche perplessità». Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli 99, non nasconde la preoccupazione. E auspica l'intervento della Procura. napoli «L'Arco di Trionfo di Castel Nuovo è il più importante monumento del Rinascimento in Italia e vedere che è finito fra le opere del progetto Monumentando scatena più di qualche perplessità». Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli 99, pesa le parole ma non nasconde la preoccupazione. L'Arco di Alfonso d'Aragona fu ristrutturato nel 1988 proprio per iniziativa di Napoli 99 e Barracco conosce profondamente il valore e la fragilità di un monumento unico. Quali sono i rischi di questo nuovo restauro? «Sono tantissimi e li ho più volte denunciati scrivendo ai quotidiani cittadini. Ne ho parlato con il soprintendente e ho scritto anche all'assessore alla Cultura del Comune, Nino Daniele. Il rischio, inaccettabile, è la distruzione del monumento più importante del Rinascimento italiano. E sono francamente sorpresa che questa vicenda non sia ancora esplosa in tutta la sua gravità». Dunque è stato un errore inserire l'arco nella lista di Monumentando? «È inimmaginabile che sia stato messo alla pari della fontana del Carciofo o anche del ponte di Chiaia. Con un progetto che, sulla carta, scatena più di qualche perplessità». Nel 1988 come si lavorò al restauro? «Noi abbiamo impiegato tre anni, un miliardo e mezzo di lire e ci siamo assicurati il contributo dei maggiori esperti internazionali. Sono venuti da tutto il mondo a vedere il restauro, tanto era importante, e abbiamo concesso la possibilità di vederlo da vicino a chi voleva. Sono arrivati dal Metropolitan museum di New York e da altri musei di assoluto rango tutti gli specialisti della scultura del Cinquecento». E ritiene che questa volta l'approccio non sia adeguato? «Il restauro del monumento a Diaz parla da solo di come vengono fatti questi interventi. Quando il restauro è importante si fanno gare per coinvolgere i migliori restauratori al mondo. Qui ci si sta muovendo in maniera molto diversa, con società che trova sponsorizzazioni, ma che non ha esperienza di restauro. C'è un corposo dossier fotografico che svela l'utilizzo di acidi durante le fasi di pulitura dei monumenti. E l'acido non si utilizza neanche su opere di pregio molto inferiore. Neanche per le fontane di piazza Mercato». Dunque è decisa ad avversare l'eventualità che Monumentando coinvolga anche Castel Nuovo. «Con tutte le mie forze. Ho la consapevolezza che le sottoscrizioni in calce ad un appello, le cordate di intellettuali, i sit in e le proteste servono a poco. Qui bisogna piuttosto auspicare l'intervento della Procura, che faccia chiarezza in tutta questa vicenda. Intanto vorrei ricordare che l'arco di Castel Nuovo è sormontato da una statua di San Michele Arcangelo, con il suo braccio alzato». E San Michele che c'entra? «È il patrono della Polizia e questo la dice tutta su cosa può capitare a chi si butterà in questa avventura. Ho una straordinaria foto di Massimo Listri della statua, che sono pronta ad usare come una bandiera». Insomma la polizia da un lato e soprattutto la Procura. «Pensi ai Gerolamini. Gli appelli di tutti gli intellettuali del mondo non sarebbero serviti a nulla, se non fosse stata coinvolta la Procura di Napoli. E lo stesso è in questo caso». Una battaglia di civismo. «Non è una battaglia, è solo un appello al buon senso. È evidentissimo quel che sta accadendo e non posso immaginare che anche al Comune dove ci sono persone di Cultura come Nino Daniele non si noti l'inappropriatezza di buttarsi in un buco nero che porterà l'arco al disastro». Il problema riguarda solo l'arco? «È il più importante e il più interessante dei ventisette monumenti, ma tutti hanno rango e rilievo. E valore artistico e culturale. Fortunatamente, ed è un paradosso, si sono visti errori evidenti nell'approccio al monumento a Diaz con l'utilizzo di acidi e altre tecniche che parlano di una competenza molto poco solida. Eppure noi siamo il Paese con la più grande scuola di restauro al mondo, che ha restaurato i due fregi di Palmira. Ci chiamano in Cina per il restauro della Città proibita e qui non riusciamo ad avere coordinate certe di chi provvederà e come. Nel 1988 furono scelti i migliori restauratori sulla piazza, ora mi pare tutto differente, compreso l'approccio della Soprintendenza. E questo rischia di travolgere il patrimonio artistico della città».