Non è una strada, ma una nuova app che accompagna i turisti su itinerari storici tra Bergamo, Brescia, Como e Milano Vivere la Via Gallica passo dopo passo, lasciandosi guidare da una app che, come un modernissimo e virtuale Virgilio, accompagna alla scelta del percorso con mappe, video e fotografie delle varie tappe, raccontando la storia dei diversi luoghi con testi da leggere o da ascoltare. Un risultato multimediale realizzato dal Laboratorio ArcheoFrame dello Iulm di Milano, all'interno di un progetto di ricerca applicata finanziato dalla Regione Lombardia, e sostenuto dalla Soprintendenza Archeologica lombarda, dal Polo Museale della Regione e da 4 musei archeologici lombardi, uno dei quali è quello di Bergamo, dove ieri si è svolta la presentazione. «La Via Gallica non è proprio una vera e propria strada spiega Luca Peyronel, direttore del Laboratorio ArcheoFrame , ma una somma di tante vie stratificatesi in epoca romana e medioevale che permettevano di muoversi dal lago di Como al Garda, passando da Bergamo e Brescia e con diramazioni fino a Milano. Una rete viaria di collegamento nell'area lombarda a cui, solo in epoca più tarda, si dà il nome appunto di Via Gallica». Così come è stato pensato e ideato il percorso, comprende 5 tappe maggiori, che sono Como, Milano, Bergamo, Brescia e Sirmione, e una ventina di tappe minori, passando per aree archeologiche, musei, borghi e itinerari urbani. «La app ha un senso se viene usata prosegue Peyronel , quindi vorremmo che diventasse uno strumento di fruizione attiva». Per quanto riguarda il circuito urbano di Bergamo, si possono scegliere due percorsi: quello romano, che parte dal Museo Archeologico di Città Alta, prosegue con la visita ai resti della domus romana al Relais San Lorenzo in piazza Mascheroni, e continua sull'antico decumano (via Colleoni e via Gombito), fino a Piazza Vecchia, l'antico foro romano, col museo del Tesoro della cattedrale, a Piazza Mercato Fieno (le terme), la Rocca (area sacra) e via Arena (l'arena). Il secondo percorso, quello di epoca alto-medievale, si sovrappone in alcune tappe a quello romano, ma ha come peculiarità la chiesa di San Michele al Pozzo Bianco e un testamento, conservato alla biblioteca Angelo Maj, datato 774 d.C. in cui l'autore si definisce «cittadino bergamasco, longobardo di nazionalità». Alcuni reperti archeologici sono stati ricostruiti in immagini in 3D, ma la parte più coinvolgente è quella storica, da leggere o ascoltare, resa più accattivante dalla narrazione fatta attraverso un personaggio significativo per la città. Per Bergamo, si tratta di Sant'Alessandro, di cui però non sono rimaste molte fonti storiche. «Una sfida che ci ha resi più creativi dice Francesco Agnellini, che ha curato questa parte dell'applicazione . Abbiamo inventato un personaggio, Marco Antonio Cursore, inviato dall'imperatore Massimiano per catturare il fuggitivo Alessandro, e attraverso la una narrazione verosimile, si scoprono i luoghi e le vicende che lo portano anche a una personale conversione». Il progetto si inserisce sulla direttrice della valorizzazione storico culturale dei territori, letta nel senso «della promozione della conoscenza come specifica Giuseppe Stolfi, soprintendente per l'Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Bergamo e Brescia , come identità del territorio stesso, inteso come luogo che si vive prima che come luogo che si visita». Un'identità che, secondo Nadia Ghisalberti, assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, «proprio attraverso la conoscenza della storia, può rendere la comunità più coesa».