Artematica è in liquidazione, la Loggia potrebbe non riavere nulla La civiltà dell'oro vale un bonifico da 800 mila euro, spese legali incluse: Andrea Brunello dovrà intestarli a Brescia Musei per aver rivisto e corretto (a rialzo) il numero di visitatori alle mostre sugli Inca e Matisse, allestite in Santa Giulia tra il 2009 e il 2011 dalla sua Artematica. Cifre, matrici e note spese erano state lette in tribunale il 24 novembre: la fondazione, che aveva versato 790 mila euro sul conto corrente della società trevigiana come bonus per una soglia di visitatori mai raggiunta, chiedeva a Brunello (accusato di aver commesso attività illecita) e ad Artematica 800 mila euro di danni. La società ha cestinato le proprie opposizioni: i decreti ingiuntivi, in questo modo, sono diventati definitivi. L'ex amministratore delegato, invece, ha portato in tribunale scontrini e ricevute di biglietti aerei: sosteneva di avere un credito con Brescia Musei di 416.942 euro e 25 centesimi per la mostra sui Maya, approvata con delibera di giunta a ottobre 2011 e cancellata dal programma di Santa Giulia qualche settimana dopo. Il giudice Alessia Busato, prima sezione civile del tribunale di Brescia, non gli ha riconosciuto un centesimo: tra i cavilli del contratto firmato all'epoca, c'era una clausola risolutiva nel caso in cui non fosse arrivata l'autorizzazione a procedere dal Ministero. In sintesi: gli importi non erano dovuti. I Maya sfrattati da Brescia, in ogni caso, sono entrati in un museo: palazzo della Gran Guardia di Verona in cui Brunello, che ora lavora per Kornice, ha allestito un'esposizione (con Arthemisia). Il commento ufficiale di Brunello alla sentenza, arrivata il 25 febbraio: «Non ho ancora sentito il mio avvocato: valuterò se ricorrere in appello». Il suo parere non cambia di una virgola rispetto a quanto già detto in questi anni ai taccuini: «La fondazione non era all'oscuro dei biglietti truccati: non a caso, Giuseppe Mazzadi, il suo segretario, è stato rinviato a giudizio dal pubblico ministero di Treviso al processo penale. Andremo a vedere quanto e cosa sapeva: le responsabilità si pagano in due». La dichiarazione del sindaco Emilio Del Bono è stato rilanciato dall'Ansa alle 12.03 di ieri: «È l'epilogo parziale di una vicenda sgradevole e spiacevole che ha interessato Brescia Musei e il Comune. Spiace constatare che si chiuda con la conferma del fatto che queste risorse siano state illecitamente trasferite con un danno per la pubblica amministrazione». Ancora: «Dare carta bianca per la gestione delle mostre aumenta i rischi». Il suo vice Laura Castelletti ha postato la sentenza su Facebook con tre righe di commento. Testuale: «La vicenda ha prodotto ai musei e alla città un danno economico e d'immagine. Riavere questo denaro non sarà semplice, ma se sarà possibile potremo dire che gli euro dei falsi biglietti saranno finalmente investiti in cultura vera». A Brescia Musei, però, potrebbe non arrivare un euro: Artematica è in liquidazione e il suo ex amministratore delegato, chiamato a rispondere per conto della società, ha altri creditori. «I suoi beni mobili e immobili, per cui abbiamo ottenuto un sequestro preventivo da 700 mila euro già nel 2012, erano aggravati da ipoteche per mutui volontari e decreti ingiuntivi di banca Antonveneta» fa sapere Roberto Gorio, l'avvocato della fondazione. Ora, per effetto della sentenza, saranno pignorati e venduti alla migliore offerta: verranno messi all'asta. Brunello e i suoi legali dovranno tornare in tribunale tra qualche giorno: a Treviso, stavolta. L'udienza per il procedimento penale è stata fissata per il 13 marzo: in aula, con lui, Giuseppe Mazzadi. Il reato per cui sono stati indagati all'articolo 640 del codice penale: truffa. In sintesi: i 273 mila visitatori dichiarati alla mostra sugli Inca sulle matrici Siae erano in realtà 195 mila. Dei 248 mila biglietti millantati per Matisse ne sono stati certificati solo 129 mila.