Quasi del tutto sommersa da un'ammorbante marea demagogica, l'identità culturale di Roma rischia l'asfissia. Non se ne può, ovviamente, dare la colpa a questa o a quell'altra amministrazione. Ma a chi governa spetta l'obbligo del buon senso. E non sembra affatto ispirata da ragioni serie e urgenti la paventata rimozione di Maria Ida Gaeta dal ruolo di direttrice della Casa delle Letterature. Un luogo, lo ricordo per inciso, legato alla cara memoria di Gianni Borgna, che era un uomo mite, intelligente, disinteressato e uno dei migliori assessori alla cultura nella storia di Roma. Già, oggi non c'è più nemmeno un assessorato alla cultura, bensì alla «crescita culturale». Mi sembra un po' pacchiano, ma su questo punto potrei sbagliare, peccare di insensibilità. Si può accettare di vedere le cose in termini di «crescita». Ebbene, la legge principale ed essenziale di ogni tipo di crescita consiste nel puntare su ciò che funziona, e mettere da parte ciò che non funziona. Mantenendo al suo posto chi è riuscito a farlo funzionare: pregandolo in ginocchio di restarci, se necessario. Perché non è detto che un altro ci riesca altrettanto e meglio. Credo che questo sia il sentimento che ha animato in favore di Maria Ida Gaeta tanti scrittori che vivono a Roma, ai quali nelle ultime ore si è aggiunto un prestigioso drappello di professori dell'università. La solita terrazza romana? L'inguaribile allergia delle élite al cambiamento? Tutt'altro Q uesta gente, preoccupata e impotente di fronte a un caos civile che rischia di diventare cronico, desidera solo che un'esperienza positiva sia riconosciuta tale, e non le vengano impresse in maniera autoritaria discontinuità di cui non è evidente la ragione. E invece, dobbiamo prendere atto che il sito della Casa delle Letterature è stato oscurato, che il destino del Festival estivo ormai famoso in tutto il mondo che la Casa organizza è molto incerto. Ancora peggio: nei locali di piazza dell'Orologio è a disposizione di chiunque uno strumento sicuro e infallibile di «crescita» culturale. Si tratta dei libri del Fondo Enzo Siciliano. Una miniera inestimabile di conoscenze facilmente accessibile nella più ideale delle modalità. Già il taglio dei finanziamenti rende difficile accudire questo patrimonio, e già un centinaio di volumi aspetta le mani sapienti di un restauratore. Apprendiamo costernati che si vuole accorpare questo Fondo al Sistema Bibliotecario del Comune, che ha indiscutibili meriti ma è già di per sé in affanno, a corto di personale e di utenti. Quel che più conta, solo in apparenza un fondo equivale a una pubblica biblioteca. Le biblioteche sono costituite da libri della più varia provenienza; i fondi una parte importante della vita e del lavoro di un singolo intellettuale, e per loro natura sono unici e come tali vanno trattati. Come si può vedere, in queste proteste ospitate dai giornali non c'è nessuna preconcetta resistenza alle novità. Di Maria Ida Gaeta si può pensare ciò che si vuole. Un malevolo dirà che è attaccata alla sua poltrona, qualcun altro potrebbe ribattere che ha tutto il diritto di opporsi a decisioni che la danneggiano umanamente e professionalmente. Io non penso né una cosa né l'altra. Credo infatti che, essendole stato conferito un mandato, e avendo svolto al meglio le sue mansioni, resistere a decisioni insensate, che mettono a repentaglio un bene comune, non sia affatto un suo diritto, ma un suo preciso e innegoziabile dovere.